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Walter Smith III: recensione di Twio Vol 2 – il jazz classico è vividamente vivo nelle mani di questo incisivo sassofonista

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UNPoiché il passare del tempo annulla le norme consolidate, il mondo della musica contemporanea continua advert aggiornare il significato di quell’insieme di stili spesso raggruppati come “jazz classico”. Negli anni ’40, il movimento modernista bebop period l’avanguardia senza compromessi del jazz, e le radici della musica dell’inizio del XX secolo nella musica di strada, nelle piantagioni, nei saloon e nei quartieri a luci rosse divennero le sue forme tradizionali classiche.

L’paintings di Twio Vol 2. Fotografia: Melissa Cohen/Blue Notice

Trent’anni dopo, le melodie vertiginose e gli accordi stridenti del bebop divennero essi stessi “jazz classico”, superati dall’avanguardia della libera improvvisazione di Ornette Coleman e John Coltrane, dalle fusioni jazz/rock di Miles Davis, Climate Report e Frank Zappa, e dal nuovo folks influenzato dal jazz e dalle forme classiche contemporanee provenienti da tutto il mondo. In quegli anni creativamente vertiginosi, i jazzisti che volevano ancora suonare brani e swing della vecchia scuola a volte si ritrovavano derisi dai progressisti come tristi nostalgici. Ma ora, nel mondo della musica del 21° secolo, che accetta scelte ampiamente concorrenti, tutto ciò è cambiato.

Walter Smith III, il sassofonista quarantacinquenne formidabile e intraprendente, nato a Houston, è un chic esempio della duratura contemporaneità della tradizione jazz. Come il suo predecessore del 2018, Twio Vol 2 esplora forme di canzoni customary con Smith accompagnato solo da basso e batteria. Il suo suono e il suo fraseggio incisivo e robusto riportano alla mente molte icone del sax – Sonny Rollins, Wayne Shorter, persino gli scolari dai colori tenui Lee Konitz e Warne Marsh – ma il suo focus narrativo trasforma tutto in nuova musica.

In My Ideally suited, reso famoso da Chet Baker, il tenore di Smith costruisce un fraseggio laconicamente deliberato alla Rollins in turbinii e tuffi a doppio tempo. Gentle Blue di Thelonious Monk si svolge come una meditazione privata, Informal-Lee deliziosamente acrobatico (un duetto dedicato a Konitz condiviso con l’ospite Branford Marsalis) è un punto culminante, e la toccante I Ought to Care e il classico di Billy Strayhorn Isfahan presentano il bassista Ron Carter al suo meglio sublimemente creativo. Questo è un set che difficilmente potrebbe rappresentare meglio la creatività del jazz classico e contemporaneo, perfettamente fuse.

In uscita anche questo mese

Invoice Frisell riunisce nuovamente una delle sue formazioni più graziosamente peculiari Nei miei sogni (Blue Note)riunendo i associate di lunga knowledge Jenny Scheinman (violino), Eyvind Kang (viola) e Hank Roberts (violoncello) con il bassista Thomas Morgan e il batterista Rudy Royston. Dalla bellissima e cadenzata traccia del titolo a Dwelling on the Vary, rintoccante e armonizzata, è una sentita celebrazione personale per il 75° anno di questo artista unico. Una leggenda altrettanto originale, il pianista jazz tedesco Joachim Kuhnha scritto Joachim Kühn e i Giovani Leoni (ACT) nel suo 80esimo anno per giovani musicisti con cui non aveva mai suonato prima. Il funk stretto e la spigolosità della tromba di positive Miles (dell’eccellente nuovo arrivato 23enne Jakob Bänsch) si uniscono al calore lirico e advert una fluidità d’insieme libera-collettiva in cui Kühn suona positivamente euforico. E sassofonista/compositore statunitense Carolina Davis mescola i suoni lirici e atonali del sax, collage pittorici di synth, registrazioni sul campo e tributi agli originali del tardo jazz Steve Lacy e Geri Allen sul fantasioso Maggese (Ropeadope).

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