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Recensione I’ve All I Must See – un oscuro thriller indipendente che segue una donna a casa dopo l’omicidio della sorella

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Primuovi gli strati e purtroppo non c’è molto da fare in questo dramma indipendente americano del regista Zeshaan Younus; è un movie che punta al noir, ma finisce per avere una sfumatura di grigio squallido. È artificioso e frustrante, con una voce fuori campo dolorosamente pretenziosa del personaggio principale Parker (Renee Gagner). È un’attrice di Los Angeles che torna nella sua città natale dopo che sua sorella Indiana (Rosie McDonald) è stata uccisa. “Sorella, avevi ragione.” riflette Parker. “Non sono mai completamente niente e nessuno. Invece sono praticamente tutto e tutti.”

È un movie in cui gli attori ripresi in primo piano recitano battute pensierose, con un’aria di significato e profondità, pur non dicendo nulla di significativo. Prima della sua morte, osserviamo l’Indiana negoziare una sorta di losco accordo con un motociclista. Lascia un messaggio vocale a Parker: “Sono abbastanza in profondità qui… Se mi succede qualcosa, non venire a cercare.” Consiglio prontamente ignorato da sua sorella dopo che Indiana è stata uccisa. Parker cerca invece risposte, anche se questo è un movie con intenzioni più nobili rispetto alla risoluzione di un omicidio.

In alcuni punti sembra un progetto di una scuola di cinema, autocosciente senza pensare troppo al pubblico. Ci sono echi di David Lynch, anche se non presenta alcun pericolo o stranezza, nonostante alcune riprese oscure e atmosferiche del direttore della fotografia Justin Moore.

I’ve Seen All I Must See è nei cinema britannici dal 1° maggio.

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