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Aggiornamento della navicella spaziale NASA Voyager 1: come la sonda di 49 anni è ancora viva nello spazio profondo

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La sonda Voyager 1 della NASA è stata lanciata quasi 49 anni fa e sta ancora viaggiando attivamente nello spazio profondo, attualmente a oltre 15 miliardi di miglia dalla Terra. La Voyager 1 è stata creata dall’uomo ed è la distanza più lontana che un oggetto creato dall’uomo abbia mai percorso. Tuttavia, la Voyager 1 si trova advert affrontare un’emergenza legata all’energia a causa dei suoi generatori termoelettrici a radioisotopi che perdono circa quattro watt di potenza ogni anno. Senza alimentazione, Voyager 1 entrerà automaticamente in modalità di protezione dai guasti e non sarà più operativa per supportare future osservazioni scientifiche. Per evitare questa situazione, gli ingegneri del Jet Propulsion Laboratory (JPL) hanno avviato il processo di spegnimento dei sistemi non essenziali in modo da consentire al JPL di continuare a comunicare e ricevere dati scientifici dai bordi del nostro sistema solare per tutti gli anni ’30.

La nuova strategia della NASA mantiene in vita la Voyager 1, di 49 anni, nonostante la perdita di potenza

Nell’ambito del continuo impegno della NASA a sostegno della missione Voyager 1, l’agenzia ha preso un’altra decisione di disattivare attivamente un importante strumento scientifico: l’esperimento LECP (Low-energy Charged Particles) è stato spento intenzionalmente il 17 aprile 2026, come notato in Scienza della NASA. Il LECP ha fornito misurazioni quasi proceed di ioni, elettroni e raggi cosmici provenienti da oltre l’eliosfera da quando la sonda è stata lanciata nel 1977.La decisione di disattivare il LECP è stata presa secondo una gerarchia di priorità prestabilita per continuare a mantenere in funzione il più a lungo possibile i sistemi più importanti. Disabilitare il LECP aiuterà a rendere più semplice per gli ingegneri migliorare la potenza erogata dal veicolo spaziale ed evitare futuri guasti ai sistemi del veicolo spaziale durante il suo lungo volo attraverso il mezzo interstellare.

La strategia “Large Bang” della NASA per la sopravvivenza della Voyager

Secondo la NASA, attualmente stanno pianificando un piano ambizioso chiamato “Large Bang” per estendere ulteriormente la vita operativa della navicella spaziale Voyager. Il piano prevede la riconfigurazione coordinata di diversi componenti di bordo mediante riconfigurazione dei componenti di bordo esistenti. L’obiettivo di questo piano è sfruttare al meglio la potenza rimanente disponibile mantenendo il veicolo spaziale abbastanza caldo da evitare il congelamento della linea del carburante. La NASA prevede di testare questa nuova procedura su Voyager 2 a maggio e giugno 2026 e, in caso di successo, applicherà la stessa soluzione a Voyager 1 non prima di luglio con una possibilità molto piccola di riattivare gli strumenti precedentemente chiusi.

La realtà della comunicazione con Voyager 1

I veicoli spaziali che operano a distanze estreme devono affrontare sfide logistiche distinte quando utilizzano un veicolo spaziale operativamente autonomo come Voyager 1, che si trova a 23 ore luce dalla Terra; pertanto, ogni comando emesso dal Floor Management richiede quasi un giorno intero prima di arrivare alla sonda, e poi quasi un giorno intero dopo che la sonda ha ricevuto il comando prima di poter confermare la ricezione di quel comando. Questa capacità (o, meglio, perdita di capacità) fa sì che i responsabili della missione siano tenuti a gestire un modo molto diverso da quello tipico dei veicoli spaziali con equipaggio di successo, esercitando un livello di cautela e previdenza, poiché la risoluzione dei problemi in tempo reale non può essere eseguita affatto. Attualmente, Voyager 1 mantiene il contatto con la Terra tramite gli ultimi due strumenti scientifici operativi a bordo, i sottosistemi di onde al plasma e il magnetometro, consentendo la trasmissione continua di dati scientifici nuovi e rivoluzionari provenienti da regioni dello spazio mai raggiunte prima da un veicolo spaziale progettato dall’uomo.

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