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Recensione Stand by Me – Lo sguardo nostalgico di Rob Reiner sull’amicizia e sulla perdita dell’innocenza è ancora forte

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RIl movie di ob Reiner, adattato dagli sceneggiatori Raynold Gideon e Bruce Evans dal romanzo di Stephen King The Physique, ha trasformato la storia di King in un glorioso classico americano mainstream, come qualcosa di Mark Twain. Il movie è uscito nel 1986; dal 1993 la sua maggiore intensità risiedeva nel fatto che uno dei suoi attori, River Phoenix, morì di overdose. Ma ora c’è un nuovo terribile strato di tristezza sovrapposto ai temi dell’innocenza e della morte del movie: l’omicidio nel 2025 di Reiner e di sua moglie Michele Singer Reiner.

In una calda giornata estiva di positive anni ’50, ricordata in flashback con voce narrante fuori campo, quattro ragazzi intraprendono quello che equivale a un pellegrinaggio segreto e secolare alla ricerca del cadavere di un ragazzo scomparso della loro età che si cube giaccia vicino advert alcuni lontani binari ferroviari, essendo stato investito da un treno. L’avventura che ne risulta – bizzarra, misteriosa e commovente – parla della giovinezza perduta e del recupero dell’innocenza attraverso la scrittura e la memoria. È anche uno di quei movie rarissimi in cui gli attori bambini devono portare avanti quasi l’intero dramma.

Una banda di quattro ragazzi dalla faccia da scoiattolo vive nella fittizia cittadina di Citadel Rock, nell’Oregon; hanno tutti 12 anni e sono portati a vagare senza positive per i grandi spazi aperti come facevano i bambini in quel paese straniero del passato. Sono guidati dal duro Chris (River Phoenix); ci sono anche l’occhialuto Teddy (Corey Feldman), il cui orecchio è stato bruciato per essere stato tenuto vicino ai fornelli dal padre violento che sta vivendo un disturbo da stress post-traumatico in tempo di guerra, e il goffo Vern (Jerry O’Connell). Soprattutto c’è il più tranquillo e riflessivo Gordie (Wil Wheaton), un aspirante scrittore che ci racconta la storia guardando al passato, traumatizzato dalla morte accidentale del fratello maggiore e stella del soccer del liceo Denny (John Cusack), che period il preferito di suo padre.

Il loro viaggio caldo, polveroso e pericoloso lungo le linee ferroviarie li porta quasi alla morte, esattamente nello stesso modo del ragazzo con la cui morte vogliono morbosamente affrontare. La morte non è, infatti, l’concept inconoscibile e non plausibile che possa riguardare generazioni numerous; Gordie sa cos’è la morte, come tutti loro, e un cupo negoziante cube a Gordie che suo fratello è stato ucciso in Corea. I ragazzi parlano molto (“Il tipo di discorso che sembrava importante finché non hai scoperto le ragazze”) e, lungo la strada, oltre a essere quasi investiti da quella locomotiva, quasi annegano e quasi vengono feriti da un cane discarica.

Banda di quattro… i ragazzi di Citadel Rock. Fotografia: AP

Ciò che stanno facendo è quasi fatalmente pericoloso – qualcosa da tenere a mente quando le persone si lamentano del fatto che i bambini moderni restino in casa con i loro dispositivi – ma questa non è la situazione del Signore delle Mosche in cui si rivoltano a vicenda. Non sono certo innocenti; parte della morale non dichiarata del movie riguarda l’importanza di portare una pistola in uno scontro a coltello. Ma la loro decenza essenziale sopravvive. Forse è proprio la presenza di quel macabro cadavere appena oltre l’orizzonte a prevenire la violenza e il tradimento. La morte del ragazzo li ha già riscattati.

La parte più inaspettatamente complessa e metatestuale del movie arriva quando il talentuoso Gordie regala ai suoi tre amici una storia da lui stesso composta, The Revenge of Lard-Ass Hogan, su una gara di mangiatori di torte e un ragazzo sovrappeso che ottiene una spettacolare vendetta sulle persone che lo hanno maltrattato. (In effetti, il movie rimuove dall’originale King una seconda storia più oscura di Gordie.) Reiner drammatizza la storia come un movie in miniatura nel movie e intuisce abilmente tutto ciò che sta realmente accadendo nelle loro vite reali: crudeltà, voyeurismo, cinismo e paura.

Tutto questo è ricordato da Gordie adulto, interpretato da Richard Dreyfuss, che è cresciuto fino a diventare uno scrittore di successo (come il suo personaggio in American Graffiti di George Lucas, per inciso, un movie a cui assomiglia nell’uso dei successi delle classifiche madeleine dei Chordettes e Buddy Holly). Finalmente vediamo le lettere verdi e luminose sullo schermo del suo laptop: è chiaramente l’opera che ha aspettato di portare a termine per tutta la vita, innescato dalla notizia della morte di uno dei suoi contemporanei.

Forse la narrazione del movie non è perfetta: sorvola il terribile pestaggio che i ragazzi avrebbero sicuramente ricevuto dal teppista adulto Ace (Kiefer Sutherland). Ma che movie chic sull’infanzia è questo.

Stand by Me è nei cinema britannici dal 10 aprile.

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