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Gli scienziati scoprono che questo comune fiore da giardino potrebbe essere una potente fonte di proteine

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Gli scienziati si stanno ora concentrando sui sottoprodotti agricoli per rispondere alla necessità globale di un’alimentazione sostenibile. Uno studio innovativo presentato in Pubblicazioni dell’ACS rivela che la calendula (Calendula officinalis) può fungere da fonte proteica robusta e termicamente stabile. Sebbene le persone di solito coltivino queste piante per decorazioni e uso medicinale, i ricercatori hanno scoperto che i petali di calendula contengono isolati proteici con stabilità termica superiore rispetto alle fonti tradizionali come piselli e ceci. Questa scoperta è notevole per l’industria alimentare perché circa il 40% della biomassa della calendula viene attualmente scartata come sottoprodotto agricolo. Utilizzando questa biomassa floreale residua, l’industria ha l’opportunità di sviluppare robuste emulsioni a base vegetale e additivi advert alto contenuto proteico, sostenendo al contempo una bioeconomia circolare e riducendo l’impatto ambientale.

La calendula viene ora definita una “futura fonte di proteine”

Il nucleo di questa scoperta risiede nella resilienza strutturale della proteina della calendula. L’American Chemical Society (ACS) ha condiviso una ricerca che mostra che le proteine ​​della Calendula officinalis resistono a temperature più elevate prima di denaturarsi rispetto a molte proteine ​​vegetali commerciali. Questa caratteristica significa che la proteina mantiene la sua integrità funzionale quando esposta a calore elevato durante processi come pastorizzazione o cottura. Di conseguenza, è un candidato ideale per la creazione di prodotti a base vegetale che necessitano di una durata di conservazione più lunga.

Il segreto dietro l’acido glutammico di Calendula

La ricerca condotta dallo studio mostra che gli isolati proteici della calendula hanno eccezionali proprietà emulsionanti. Queste proteine ​​sono ricche di aminoacidi essenziali e precursori del sapore come gli acidi glutammico e aspartico, che sono responsabili del gusto “umami”, come notato nella ricerca pubblicata su ACS Publications. Grazie a questa composizione chimica unica, queste proteine ​​possono potenziare la nutrizione e migliorare naturalmente i sapori dei cibi salati.

Perché le proteine ​​della calendula “riciclate” sono il futuro del cibo

Inoltre, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) sottolinea l’importanza della “valorizzazione”, che implica la trasformazione dei rifiuti in risorse preziose per garantire le future forniture alimentari. Le calendule, già coltivate in tutto il mondo per i loro oli essenziali, offrono un’altra opportunità: l’utilizzo dei petali rimasti dopo l’estrazione dell’olio per produrre proteine ​​crea flussi di entrate supplementari per i produttori, mitigando allo stesso tempo le emissioni di carbonio affiliate alla produzione di proteine ​​vegetali.

Perché la calendula batte la soia e il siero di latte in termini di stabilità

La ricerca mostra che le proteine ​​della calendula creano emulsioni olio in acqua più stabili rispetto alle proteine ​​della soia e del siero di latte. L’USDA sottolinea l’importanza di trovare proteine ​​various che non competano con colture alimentari chiave come la soia. Ciò è fondamentale per preservare la biodiversità e garantire che la catena di approvvigionamento alimentare rimanga resiliente contro i fallimenti dei raccolti legati al clima.

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