In passato, Urano e Nettuno sono stati classificati come “giganti di ghiaccio”, i due pianeti più distanti del sistema solare, che pensavamo fossero costituiti principalmente da acqua, ammoniaca e ghiaccio di metano sotto grandi strati atmosferici. Ma un rapporto pubblicato nel maggio 2026 sulla rivista Astronomy and Astrophysics sta ribaltando questa concept, secondo cui, in effetti, entrambi i pianeti potrebbero contenere molta più roccia che ghiaccio, quindi potrebbe riscrivere un principio fondamentale della scienza planetaria.
Cosa ha scoperto la ricerca
Nel studioil gruppo di ricerca, diretto da Yamila Miguel dell’Istituto olandese per la ricerca spaziale, ha creato un modello che mostrava le componenti interne di due pianeti. La ricerca ha scoperto che gli strati più esterni di Urano e Nettuno contenevano rocce e fuel mentre erano privi di ghiaccio. A causa della temperatura si svilupparono nell’atmosfera nubi di silicati che si trasformarono in materia solida e provocarono la formazione di rocce. La ricerca ha scoperto che nell’space di studio esistevano rocce con elementi pesanti in una percentuale media del 60%.
Ripensare la classificazione planetaria
Questa concept di ricerca si basava sulla recente scoperta che gli oggetti transnettuniani, o oggetti in orbita attorno a Nettuno, non sono così ghiacciati come si pensava inizialmente, portandoli a chiedersi se Urano e Nettuno abbiano proprietà simili. Le conseguenze sono enormi: Miguel suggerisce che i pianeti dovrebbero effettivamente essere riclassificati, con “giganti minori” che è una classificazione più accurata per i pianeti. Un altro studio del 2025, condotto dall’Università di Zurigo, ha messo in dubbio la popolare ipotesi del “gigante di ghiaccio” e ha suggerito che la struttura di entrambi i pianeti è meno ghiacciata di quanto si pensasse inizialmente. I pianeti hanno del ghiaccio al loro interno; tuttavia, è stato concordato che sono molti meno ghiacciato di quanto si credesse prima.











