CHarlize Theron interpreta l’ultimo di una lunga serie di personaggi cinematografici che affrontano la dura realtà del paesaggio australiano, nel movie drammatico d’azione a calorie vuote Apex di Netflix, solo per scoprire che il vero terrore risiede nella gente del posto. Basta chiedere a John Grant di Wake in Fright o ai viaggiatori con lo zaino in spalla di Wolf Creek. In Apex, il regista Baltasar Kormákur non descrive né la terra né la gente del posto in modi particolarmente interessanti, immergendo i primi nella lucentezza patinata e illuminata dal sole di uno spot pubblicitario di Mountain Dew e presentando un cattivo a malapena distinguibile dai soliti spauracchi dei boschi.
Il movie si apre stabilendo saldamente le sue credenziali da movie di sopravvivenza ai popcorn, appoggiandosi a immagini “carose ma pericolose” mentre la protagonista di Theron, Sasha, si sveglia in una tenda che pende dal fianco di una montagna. La sua impassibile reazione ci cube che questa scelta di sistemazione vertiginosa period intenzionale. Nella tenda, accanto a lei, c’è il maritino e compagno di adrenalina, Tommy (Eric Bana), anche se non desidera ardentemente questo mondo, che presto precipiterà come una bambola di pezza nell’aldilà.
Con la casella “storia drammatica” selezionata, la narrazione avanza velocemente di cinque mesi mentre Sasha onora l’eredità del suo defunto marito immergendosi in più situazioni di vita o di morte. Mentre entra nel fittizio parco nazionale di Wandarra, la star di Thriller Highway Aaron Pedersen si presenta per metterla in guardia, sottolineando il pericolo che la attende: “Le persone si perdono continuamente in questi boschi – e qui rimangono perdute”.
Sasha accetta il suo consiglio, torna a casa e trascorre i successivi 80 minuti sorseggiando una tazza di tè e fissando il fuoco a legna. Scherzo, scherzo: prosegue la sua avventura condannata, incontrando presto marmaglia nei negozi locali – non proprio bifolchi in stile Deliverance, ma certamente di cui non ci si può fidare in questioni di igiene dentale o conoscenza della letteratura russa. Uno di loro è Ben (Taron Egerton), apparentemente il più gentile del gruppo, che la indirizza verso un luogo appartato per il campeggio che descrive come un “segreto ben custodito”. Sasha è grata, ignara che questo è l’equivalente del dramma della sopravvivenza di prendere caramelle da uno sconosciuto.
A questo punto, è giusto riconoscere che Egerton fa un buon lavoro nel convincere Strayan, il che non è un’impresa da poco: l’accento australiano è notoriamente difficile da padroneggiare. (Basta chiedere a Quentin Tarantino, di chi breve apparizione (come un surrogato del bushranger in Django Unchained è forse il cameo del regista più distraente nella storia del cinema.) Ben presto incontra Sasha proprio in quello stesso campeggio, dove condivide un po’ di pesce, si impegna in un po’ di chiacchiere, poi le cube di scappare per salvarsi la vita, rivelandosi come il Mick Taylor del movie, con il suo fascino trasandato che si coagula in una vera e propria minaccia.
Tutto ciò non sarà una sorpresa per chiunque abbia visto Apex rimorchioche brucia in un minuto ciò che il movie impiega 35 per rivelare. A questo punto la situazione riprende vigore, quando inizia il gioco del gatto e del topo, con Sasha che si lancia attraverso il parco con il suo aggressore psicopatico all’inseguimento. Per un po’, il regista Kormákur porta con sé il brivido dell’inseguimento che si traduce in alcune scene piene di pressione, anche se la trama sembra sempre normale e la resa del paesaggio australiano altrettanto meccanica.
Theron, come sempre, è una scelta affidabile per un eroe duro come il granito, spinto sull’orlo del baratro, che infonde alla protagonista una determinazione dura, anche se questo sembra un lavoro molto facile per lei; non lo sta dicendo del tutto, ma certamente non si sta sforzando. Si sospetta che, per il resto della sua carriera d’azione, vivrà all’ombra con un braccio solo dell’Imperatrice Furiosa.
È difficile non essere cinici nei confronti di movie come Apex, o indovinarne il formato: una traiettoria in cui il protagonista d’acciaio con un retroscena drammatico sfugge per un pelo alla morte prima di ribaltare la situazione contro il suo aggressore. Questo è probabilmente il motivo per cui, nel corso della durata, il movie ruota verso qualcosa di un po’ più inaspettato (senza spoiler), anche se sembra molto all’interno di un regno basato su modelli e non impedisce che il ritmo scivoli nell’ultimo atto. L’intera vicenda sembra fluida ma senz’anima, senza personalità o, nonostante le ambientazioni lussureggianti, alcun vero senso del luogo.











