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Gli astronomi creano la più grande mappa 3D del bagliore dell’idrogeno dell’Universo primordiale

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Gli astronomi hanno svelato la più grande mappa tridimensionale mai realizzata delle emissioni di idrogeno dall’universo primordiale. La mappa si estende su un periodo compreso tra 9 e 11 miliardi di anni fa, durante il “mezzogiorno cosmico” dell’universo quando la formazione stellare period al suo apice, ed è assemblata dai dati raccolti nell’Interest-Eberly Telescope Darkish Vitality Experiment (HETDEX) che mappa il debole bagliore ultravioletto Lyman-alfa dell’idrogeno tra le galassie. Il “mare di luce” è invisibile finché non viene disegnata questa mappa.

Mappatura dell’universo primordiale

Secondo il nuova cartail group ha applicato una tecnica chiamata mappatura dell’intensità della linea, combinando oltre 600 milioni di spettri HETDEX in una “mappa termica” 3D dell’idrogeno cosmico. HETDEX funziona sul telescopio Interest-Eberly in Texas, utilizzando gli spettrografi per catturare questo vasto set di dati. Invece di catalogare le galassie una per una, questo approccio misura l’emissione combinata Lyman-alfa su ampie fasce di cielo. Correlando le posizioni luminose delle galassie con il debole bagliore dell’idrogeno, ha scoperto vaste strutture nell’universo primordiale che precedenti indagini focalizzate su oggetti luminosi non erano riuscite a rilevare.

Implicazioni per la cosmologia

Mappando la posizione dell’idrogeno nell’epoca di massima formazione stellare dell’universo, gli astronomi hanno imparato nuove cose su come le galassie accumulano fuel, creano nuove stelle e si fondono in vaste strutture. È anche uno strumento importante per studiare l’evoluzione delle galassie.

Il progetto segna anche l’inizio di un’period di indagini che utilizzano un approccio chiamato mappatura dell’intensità, che promette di mostrare l’intera struttura luminosa del cosmo, piuttosto che solo le sue parti più luminose. Caryl Gronwall, coautore dello studio, detto in un comunicato“Questo studio rappresenta un entusiasmante primo passo nell’utilizzo della mappatura dell’intensità per comprendere i processi coinvolti nel modo in cui le galassie si formano ed evolvono.”

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