Intolleranze alimentari: come scoprirle e cosa sapere

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Cibi, bevande, diete… è fondamentale essere sempre informati sull’alimentazione e su tutto ciò che il nostro organismo assume giorno dopo giorno. In tanti accusano disturbi o malesseri persistenti, senza sapere che sono spesso strettamente connessi ai cibi stessi o a un cibo in particolare e mettendo in atto cure per nulla efficaci. In buona parte dei casi si tratta di intolleranze alimentari, ovvero di veri e propri disturbi o sintomi dettati da ciò che mangiamo, e che approfondiremo nelle prossime righe.

Quali sono i sintomi più comuni delle intolleranze alimentari?


Se dopo aver ingerito una sostanza specifica (liquida o solida che sia), ti ritrovi puntualmente ad avvertire sintomi come stanchezza cronica, cefalea, asma e dermatiti, considera l’ipotesi che il tutto possa derivare da un’intolleranza alimentare, ovvero da una reazione che il tuo organismo ha nei confronti di cibi tanto comuni quanto insospettabili, che costituiscono uno stimolo tossico capace di dar vita a svariati disturbi e disagi.

La questione delle intolleranze alimentari la dobbiamo soprattutto agli studi di Theron Randolph, che per primo ha scoperto la stretta connessione tra sintomi (sia fisici che psichici) ad alimenti ipersensibilizzanti in soggetti che lamentavano malesseri ricorrenti.

Che differenza c’è tra allergie e intolleranze alimentari?


Stiamo parlando di intolleranze alimentari o allergie? In tanti tendono inconsapevolmente a fare confusione, senza sapere che trattasi di due cose ben distinte, ovvero:

  • Allergia: consiste nella reazione a particolari sostanze che si manifesta in modo quasi immediato dopo aver assunto una sostanza in particolare, e può provocare sintomi anche piuttosto gravi, se non letali (come lo schock anafilattico);
  • Intolleranza alimentare: è perlopiù definita allergia “ritardata” o “nascosta”, in quanto prende il sopravvento in modo più subdolo e fino a qualche tempo fa i sintomi stessi venivano attribuiti ad altri fattori, non agli alimenti;

 

Intolleranze alimentari: non sono tutte uguali


In riferimento alle intolleranze alimentari non a caso abbiamo usato il termine “subdolo”; i tempi relativi al presentarsi dei suoi sintomi sono piuttosto variabili: si va dai 20 ai 30 minuti dopo il pasto, fino ai 5 giorni. In genere gli alimenti più “pericolosi” sono: solanacee (pomodori, patate, melanzane, peperoni), grano (contenuto in farine, pane, biscotti, crackers,…), formaggi, uva, lievito, latte, cioccolato, caffè. Tali cibi vengono digeriti solo parzialmente e possono fermentare, alterando pertanto la flora intestinale.
Prima di procedere con il nostro approfondimento, è necessario inoltre fare una distinzione tra:

  • Intolleranze alimentari genetiche: dettate da una predisposizione biochimica di base presente nei geni;
  • Intolleranze alimentari acquisite: si manifestano gradualmente o improvvisamente nel corso degli anni e il più delle volte vanno di pari passo con malattie, cattiva alimentazione, abuso di sostanze (tra cui anche i farmaci), diete squilibrate, stress psicologico o ancora a causa di una maggiore vulnerabilità del sistema immunitario;

 

Come riconoscere un’intolleranza alimentare?


Mangi poco e prendi peso? Accusi un’insolita stanchezza? Soffri di depressioni immotivate o ansia? Potrebbe trattarsi di un’intolleranza alimentare e sappi che, purtroppo, i sintomi non finiscono qui:

  • Stanchezza fisica e mentale;
  • Ansia;
  • Sonnolenza o disturbi del sonno;
  • Vertigini e ronzii;
  • Nausea e vomito;
  • Stitichezza e/o diarrea;
  • Tachicardia e aritmie;
  • Afte e stomatiti;
  • Coliti o cistiti ricorrenti;
  • Arrossamenti cutanei;
  • Dolori muscolari e articolari;
  • Edemi e rigonfiamenti;
  • Ritenzione idrica;
  • Cellulite;
  • Sovrappeso e obesità;

 

Ecco i test per scoprire le eventuali intolleranze alimentari


L’unico modo per accertarsi che il tuo malessere sia effettivamente provocato da un’intolleranza alimentare è quello di ricorrere a specifici test, e più precisamente:

  • Test kinesiologico: basato sui principi di kinesiologia, consiste perlopiù in un test di valutazione soggettiva, legata all’esperienza e alla capacità dell’operatore. In altre parole, tenendo in mano un cibo o una sostanza che ci disturba, la nostra forza viene meno; il suddetto calo di energia viene valutato tenendo conto della muscolatura della mano o del braccio del paziente;
  • D.R.I.A. test: molto simile al precedente test, con l’unica differenza che la valutazione della forza della muscolatura avviene mediante un apposito apparecchio. Questa prova può durare anche più di due ore ed essere influenzata dalla stanchezza del soggetto sottoposto al test;
  • Test bioelettrici (Vega, Moral): non affidabile al 100%, attraverso un apparecchio specifico si misura la resistenza della cute al passaggio di uno stimolo elettrico, e questo solo dopo aver posto piccole dosi di cibo tra la persona e lo strumento;
  • Test citotossico: piuttosto attendibile, avviene sostanzialmente con un prelievo di sangue e, più precisamente, ponendo a contatto il siero e i leucociti del paziente con estratti alimentari. I risultati verranno quantificati su una scala che va da 1 a 4, in base alla gravità della reazione;
  • Test ELISA: praticato nel sangue, mette in rilievo la reazione delle immunoglobuline IGG a contatto con degli allergeni del cibo sospetto. Vanta una buona attendibilità;

 

Intolleranze alimentari: consigli utili

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Se è vero che le intolleranze alimentari non sono tutte uguali, è pur vero che è consigliabile annotarsi questi piccoli consigli, utili per rendere meno fastidioso il disagio in questione:

  • A seconda della gravità del disturbo, eliminare gli alimenti “imputati” per un periodo di 4-6 mesi;
  • Terminato il periodo di sospensione, è possibile reintrodurre gli alimenti stessi uno per volta, attendendo almeno cinque giorni uno dall’altro e osservando in quest’attesa se si manifestano sintomi nuovi o già “denunciati” precedentemente;
  • In caso di disturbo persistente, probabilmente ci troviamo di fronte ad un’ipersensibilità di origine genetica ed allora sarà necessario eliminare il cibo incriminato per sempre. Diversamente, significa che sistema immunitario ed organismo in generale si sono riassestati e sarà quindi possibile tornare consumare quel dato cibo;
  • Sii paziente. Per avere i primi risultati positivi dovranno passare circa tre giorni dall’eliminazione dell’alimento dannoso, e 15 giorni per risultati ancora più stabili;

E a proposito di eliminazione di alimenti dannosi, metti in conto conseguenze come depressione, maggiore irritabilità, insonnia, stitichezza o diarrea. Ma niente panico: trattasi solitamente di sintomi temporanei, piuttosto comuni in fase di “disintossicazione”.

L’intolleranza al latte: ragioni e soluzioni


In buona parte dei casi, la diarrea è un brutto campanello d’allarme per chi sta per scoprire di essere intollerante al latte. Per digerire gli zuccheri del latte è fondamentale la lattasi, un enzima secreto dall’intestino e presente in minime quantità negli intolleranti. Ragioni genetiche a parte, l’intolleranza in questione può anche essere dettata da quelle diete in cui il latte è bandito. In altre parole, smettendo di berlo, la produzione di lattasi cala nettamente, favorendo così la comparsa dell’intolleranza stessa.

N.B. Latte “ad alta digeribilità”, latte di soia e latte di riso: queste sono le soluzioni più valide per chi è intollerante al latte. In casi di maggior bisogno di calcio (si pensi alla menopausa ad esempio), è consigliabile la consumazione di cibi come prezzemolo e semi di sesamo.

Intolleranze alimentari: la celiachia

E per finire, non potevamo non parlare di un fenomeno in continuo aumento nel nostro Paese: la celiachia. Dalla Relazione annuale al Parlamento è emerso che rispetto al 2012 vi sono 15.830 celiaci in più, con particolare concentrazione nel nord dell’Italia.

La celiachia è una malattia autoimmune che si sviluppa in soggetti geneticamente predisposti, in seguito all’assunzione del glutine, quindi di sostanze come frumento, farro, kamut, orzo, avena, segale, lievito di birra, caffè d’orzo, birra, whisky. Diarrea, gonfiori addominali e dimagrimento sono i sintomi più comuni.
Come reagire a questa intolleranza alimentare? Eliminando per sempre i cibi con glutine (al posto del pane, una “confortante” alternativa potrebbero essere le gallette di riso e sesamo).

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