IREN: segnali positivi a Piazza Affari e solidità del business
La seduta odierna evidenzia un buon andamento per IREN, che si conferma protagonista sul listino milanese. Il titolo della multiutility ha registrato un rialzo dell’1,38%, portandosi a un prezzo di 2,796 euro. L’interesse degli investitori è apparso evidente fin dalle prime battute, con un’apertura a 2,77 euro e una fluttuazione che ha visto le quotazioni oscillare tra un minimo di 2,76 e un massimo intraday di 2,806 euro. Significativi anche i volumi di scambio, che hanno superato il milione di pezzi — precisamente 1.136.780 azioni passate di mano — attraverso 767 contratti conclusi, testimoniando una discreta liquidità sul titolo.
Questa performance riflette la solidità di un gruppo che, nato dalla fusione tra IRIDE ed ENÌA, ha saputo conquistare una posizione di leadership nel panorama italiano. Oggi IREN è il secondo operatore nazionale nel settore delle multiutility, forte di un modello di business diversificato che spazia dalla produzione e distribuzione di energia elettrica e termica per il teleriscaldamento, alla gestione del gas, fino ai servizi idrici integrati e al ciclo ambientale dei rifiuti. La forza del gruppo risiede nei suoi importanti asset produttivi e in un radicamento territoriale che, unito a costanti investimenti, garantisce stabilità anche in fasi di mercato complesse.
Un gigante nascosto a Wall Street: il caso Enterprise Products Partners
Mentre a Milano si osservano le utility locali, sull’altra sponda dell’Atlantico il mercato sembra distratto dalla frenesia per l’intelligenza artificiale e i titoli “meme”, trascurando alcune opportunità fondamentali nel settore energetico tradizionale. È il caso di Enterprise Products Partners (EPD), un operatore midstream di petrolio e gas che sta letteralmente volando sotto i radar degli investitori, nonostante i fondamentali robusti. Strutturata come una Master Limited Partnership (MLP), la società offre un rendimento da distribuzione — equivalente al dividendo — del 6,2%, un dato particolarmente attraente se si considera che l’azienda incrementa la retribuzione agli azionisti da ben 28 anni consecutivi.
La solidità finanziaria di Enterprise Products Partners è emersa con chiarezza nei risultati dell’anno fiscale 2025. La società ha riportato un flusso di cassa operativo record pari a 8,7 miliardi di dollari, restituendo circa 5 miliardi di capitale agli azionisti. Un aspetto rassicurante per chi cerca investimenti sostenibili è il payout ratio: con una quota vicina al 58% del flusso di cassa operativo rettificato, le distribuzioni sono ampiamente coperte dalla performance operativa reale, senza ricorrere a debito o artifici contabili. Le prospettive per il 2026 appaiono altrettanto solide, con il management che prevede di generare un miliardo di dollari di free cash flow discrezionale, di cui una quota tra il 50% e il 60% sarà destinata al riacquisto di quote societarie, una mossa che potrebbe sostenere ulteriormente il valore per gli investitori rimasti.
Resilienza e progetti futuri
Ciò che protegge Enterprise Products Partners dalla volatilità tipica del settore energetico è la natura dei suoi contratti. La maggior parte dei ricavi deriva infatti da accordi a lungo termine basati su commissioni legate ai volumi trasportati, piuttosto che sulle oscillazioni dei prezzi di petrolio e gas. Questa struttura difensiva è stata cruciale nel 2025, quando i nuovi asset entrati in funzione hanno compensato l’impatto negativo derivante dalle attività più sensibili alle materie prime e dalla contrazione dei margini di commercializzazione.
Guardando al futuro, l’azienda non intende fermarsi. Attualmente ha in cantiere grandi progetti per un valore di circa 4,8 miliardi di dollari, che includono infrastrutture per la raccolta e il trattamento del gas naturale nel bacino del Permiano, l’espansione del terminal sul fiume Neches e l’aumento della capacità di esportazione di GPL lungo la costa del Golfo. Il piano di investimenti prevede un impegno di capitale tra i 2,5 e i 2,9 miliardi di dollari nel 2026, e tra i 2 e i 2,5 miliardi nel 2027. Questa pianificazione offre una visibilità chiara sulla crescita dei flussi di cassa per i prossimi anni, confermando come, anche all’ombra dei giganti tecnologici, il comparto energetico tradizionale offra ancora valore tangibile.
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