Gas Plus: segnali positivi a Piazza Affari e lo scenario energetico globale
La seduta di borsa del 3 febbraio 2026 ha mostrato un discreto fermento attorno alle azioni di Gas Plus. A Piazza Affari il titolo ha aperto le contrattazioni a 6,70 euro, muovendosi successivamente in un range compreso tra un minimo di 6,60 e un massimo di 6,78 euro. Alle ore 14:01, il book di negoziazione evidenziava una certa vivacità, con una domanda (Denaro) posizionata a 6,74 euro per oltre 2.500 pezzi e un’offerta (Lettera) a 6,78 euro.
Nonostante i volumi non siano stati eccezionali — poco più di 10.000 azioni scambiate per un controvalore di circa 68.000 euro — il segnale è di tenuta rispetto alla chiusura precedente, fissata a 6,66 euro. Il confronto con la giornata precedente è interessante: il 2 febbraio aveva visto scambi molto più intensi, sfiorando i 75.000 pezzi, ma l’attuale prezzo medio di mercato suggerisce che gli investitori stanno consolidando le posizioni su livelli leggermente superiori.
Il profilo industriale del gruppo
Per comprendere i movimenti del titolo è necessario guardare ai fondamentali di Gas Plus S.p.A., una realtà che rappresenta il quarto produttore italiano di gas naturale, posizionandosi subito dopo i colossi del settore come Eni, Edison e Shell Italia E&P. Il gruppo vanta una struttura integrata verticalmente che copre l’intera filiera: dall’esplorazione (upstream) alla distribuzione e vendita finale. La solidità industriale si basa su asset concreti: 38 concessioni di coltivazione distribuite lungo la penisola e riserve di gas stimate in quasi 3 miliardi di metri cubi.
Il modello di business, organizzato in quattro aree strategiche, permette di servire oltre 100.000 clienti finali e gestire circa 1.500 chilometri di rete distributiva attraverso società controllate e miste. La capacità di commercializzare all’ingrosso volumi importanti, storicamente superiori ai 600 milioni di metri cubi annui, conferma il ruolo cruciale dell’azienda non solo nell’estrazione, ma anche nell’approvvigionamento energetico nazionale.
Dinamiche internazionali: il dibattito sulle royalties
Mentre il mercato italiano valuta le performance di operatori locali come Gas Plus, lo scenario internazionale del settore Oil & Gas è scosso da dibattiti su politiche fiscali e ricavi pubblici, con particolare attenzione a quanto sta accadendo negli Stati Uniti. Una recente analisi condotta dall’organizzazione no-profit Taxpayers for Common Sense ha gettato ombre sulle strategie dell’amministrazione Trump riguardanti lo sfruttamento delle risorse onshore.
Il report evidenzia come il taglio del 25% alle royalties — la quota che le compagnie petrolifere devono versare al governo per estrarre su suolo pubblico — non stia portando i benefici promessi. A più di sei mesi dall’entrata in vigore della misura, non si è registrato un significativo aumento dell’interesse industriale. Al contrario, le stime indicano che questa riduzione delle aliquote costerà ai contribuenti americani quasi mezzo miliardo di dollari nei prossimi anni.
L’analisi ha preso in esame 22 vendite di licenze gestite dal Bureau of Land Management in 11 stati. Più della metà di queste aste si sono svolte dopo il 4 luglio, data in cui è stata firmata la legge repubblicana che ha ridotto il prelievo statale. Il risultato sembra essere un calo delle entrate pubbliche senza il controbilanciamento di un vero boom nelle attività di estrazione, un monito importante sulle complesse dinamiche tra incentivi governativi e reali ritorni economici nel settore dell’energia.
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