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Recensione di The Different Bennet Sister – Lo spin-off di Austen assolutamente affascinante dà nuova vita ai personaggi classici

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Gli adattamenti letterari d’epoca sono diventati tutti un po’, beh, attractive ultimamente, vero? Bridgerton è, ovviamente, l’apice di questa tendenza, una fantasia femminile erotica portata in vita e vestita con parrucche e corsetteria elaborata. La controversa storia di Emerald Fennell “Cime tempestose” period essenzialmente un veicolo esteticamente squisito per Jacob Elordi e Margot Robbie per scontrarsi l’uno contro l’altro in una varietà di luoghi all’aperto. E poi c’è il volgare riavvio di Una donna di sostanzadescritto dai revisori come a Cavalierifesta in stile Bonk incontra Successione.

Evviva, allora, per L’altra sorella Bennetl’ultimo spin-off della BBC su Jane Austen, basato sul romanzo di Janice Hadlow. Si rivela l’antidoto perfetto a tutto quel vapore da arrampicata sui muri e quella scopata disinibita.

La serie in 10 parti è protagonista Chiama l’ostetricas Ella Bruccoleri nel ruolo di Mary Bennet, la sorella minore sciatta e occhialuta di Orgoglio e pregiudizio protagonista Elisabetta. Mentre ciascuno dei suoi quattro fratelli è elogiato per possedere almeno una qualità superlativa: Jane, la sua bellezza; Elizabeth, la sua arguzia; Kitty, la sua disponibilità; e Lydia, lei, ehm, vivacità – Alla povera e tormentata Mary vengono ricordate quotidianamente le sue inadeguatezze dalla dispettosa e melodrammatica Mrs Bennet (perfettamente interpretata da Gavin e Staceydi Ruth Jones), e informata che nessuno, in nessuna circostanza, vorrà sposarla.

“Essere poveri e belli è già una sfortuna”, come ci cube Mary nella scena iniziale, “ma essere senza un soldo e semplici è davvero un destino difficile”.

La serie inizia con la trama che già conosciamo Orgoglio e pregiudizio: Le due sorelle maggiori di Mary riescono entrambe a trascendere le loro circostanze familiari tutt’altro che ideali e a fare ottimi abbinamenti con gentiluomini estremamente idonei. Dietro le quinte, vediamo i futili tentativi di Mary di fare una commedia per il ridicolo Mr Collins (interpretato con la necessaria buffoneria presuntuosa da Plebe‘ Ryan Sampson) dopo essere stato allenato dall’amica di famiglia Charlotte Lucas (Anna Fenton-Garvey) – solo per far sì che quest’ultima intervenisse e si assicurasse lei stessa una proposta. “Non puoi seriamente credere che la vita di una vecchia zitella sia da preferire”, cube a Mary, ormai avvizzita, sottolineando che le donne della loro classe hanno solo due opzioni in questa vita: “il matrimonio o la miseria”.

Non è facile essere la figlia di mezzo: Lydia e Kitty Bennet (a sinistra), Mary Bennet (al centro), Elizabeth e Jane Bennet (a destra)

Non è facile essere la figlia di mezzo: Lydia e Kitty Bennet (a sinistra), Mary Bennet (al centro), Elizabeth e Jane Bennet (a destra) (BBC/Unhealthy Wolf/James Pardon)

Da qui, seguiamo Mary mentre fa i suoi primi passi nel resto del mondo, tentando di costruirsi una vita a Londra che sia distinta da quella delle sue sorelle, e sfuggire alla narrativa che le è stata imposta fin dall’infanzia: che è irrimediabilmente e intrinsecamente non amabile.

Bruccoleri è perfetta nel ruolo di Mary: deliziosamente goffa e a disagio nella propria pelle, persa e alla ricerca di chi è veramente sotto la pila di libri pesanti, suoni cupi del pianoforte e fatti memorizzati. Sebbene si tratti, in parte, di una traiettoria dal brutto anatroccolo al cigno, non esiste un cliché di “rinnovamento” in cui – sussulto! – ci rendiamo conto che period sempre bellissima dietro quegli occhiali. (Quando le viene permesso di selezionare il tessuto del proprio vestito per la prima volta, Mary sceglie con affetto colori che sono sfacciati al limite del vistoso, come un bambino che gioca a travestirsi.)

Invece, è uno svolgersi meravigliosamente lento mentre la nostra protagonista autocosciente, attraverso molti passi falsi e crisi di fiducia, trova la sua voce, aiutata e incoraggiata dai suoi zii (Indira Varma e Richard Coyle) infinitamente gentili e incoraggianti, insieme agli interessi amorosi del signor Hayward (Dónal Finn) e del signor Ryder (Laurie Davidson). È come guardare la tua sorellina, tormentata da una vita di bassa autostima, improvvisamente entrare in suo potere.

Mary Bennet trova il suo posto nella società, aiutata dal signor Ryder (Laurie Davidson), a sinistra

Mary Bennet trova il suo posto nella società, aiutata dal signor Ryder (Laurie Davidson), a sinistra (BBC/Lupo cattivo)

L’atmosfera di questa serie è familiare: conosciamo questi personaggi, o quelli come loro; il dialogo è piacevolmente fedele al linguaggio e al tono originali di Austen. Eppure la decisione di tracciare il raggiungimento della maggiore età di Mary in una storia di perdente trasformata in un’improbabile eroina infonde nuova vita nel mondo abbottonato dell’Inghilterra georgiana.

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A questo punto, in quanto appassionato di drammi d’epoca, ho visto più adattamenti di Austen di quanti mi piaccia ricordare; è incredibilmente difficile infondere freschezza in storie così spesso raccontate. Ma L’altra sorella Bennet offre il successo ideale, combinando tutto il piacere di guardare comodamente un classico amato con l’anticipazione di seguire un personaggio precedentemente poco conosciuto in un nuovissimo viaggio alla scoperta di sé.

Il sesso può anche vendere, ma lo stesso vale per guardare la figlia di mezzo dimenticata che finalmente ottiene i suoi fiori.

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