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Recensione del Sunshine Ladies’s Choir: il musical weepie carcerario è un grande successo di Taiwan ma affoga nella stessa oscurità

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ETutti coloro che sono coinvolti in questo musical/piagnucoloso movie carcerario che ti fa sentire bene/sentirsi male, e il più grande successo di sempre al botteghino locale di Taiwan, dovrebbero essere messi immediatamente in libertà vigilata e banditi dalla realizzazione di un movie finché non sarà chiaro che non rappresentano più un pericolo per il pubblico. Iniziando come una semplice schmaltz pesante, ricorre a tattiche sempre più manipolative per spremere ogni goccia di emozione disponibile dal pubblico, come un guardiano spietato durante l’ora di esercizio. C’è così tanto pianto teatrale nelle fasi finali che i detenuti avrebbero potuto fluttuare oltre le mura della prigione sull’onda crescente delle loro stesse lacrime.

In una storia adattata da Film coreano del 2010 HarmonyHui-Zhen (Ivy Chen) deve crescere la figlia neonata Yun-shi dietro le sbarre dopo aver ucciso il marito violento. O questa è una prigione cinematografica o le strutture penitenziarie taiwanesi sono ridicolmente lussuose, dato che la sua cella è dotata di attrezzature soft-play e compagni di cella di supporto, tra cui l’ex diva del palcoscenico Yu-ying (la cantante veterana Judy Ongg, apparsa in The Pillow Guide di Peter Greenaway). Già sotto pressione da parte del duro guardiano Capo Fang (Miao Ke-li) affinché dia Yun-shi in adozione, la mano di Hui-Zhen viene forzata quando il giovane sviluppa una cataratta pericolosa per la vista che non può permettersi di curare.

Desiderosa di dare un felice addio al suo bambino amante della musica, Hui-Zhen spinge i suoi compagni a formare il coro titolare. Modellando apparentemente il suo movie sul modello degli sfavoriti del mondo dello spettacolo mostrato in The Full Monty, il regista Gavin Lin si impegna anche con diversi colpi di scena in stile Pitch Excellent. Ma il tono implacabilmente vivace mina tutto ciò che avrebbe potuto fornire grinta fondamentale, come il nonnismo ridicolmente igienizzato ricevuto dall’arrivo dell’adolescente You-xin (Ho Man-xi) nella prima mezz’ora (si rivela essere una ballerina fantastica, però). Invece di integrare in modo significativo le loro personalità e il loro passato nella trama del coro, Lin lascia che i detenuti riescano melodrammaticamente a raccontare retroscena in inutili flashback. Se il vero dramma non è sullo spartito, il suo rimedio di solito è inserire un’altra spalla mancante del simpatico Yun-shi che applaude questa schlock.

Piuttosto che preoccuparsi di un crescendo soddisfacente per il coro, Lin preferisce alzare incessantemente il quoziente di hankie. Ovviamente Yu-ying ha il cancro – e le ragazze, dal cortile, consolano la figlia in lutto oltre il perimetro esterno con il potere del canto. Anche questo impallidisce di fronte a una scena di riunione incredibilmente inventata, qualche anno dopo, per Hui-zhen e Yun-shi, che nella vita reale avrebbe sollevato seri campanelli d’allarme sulle autorità carcerarie taiwanesi, sui sistemi di adozione e sui tribunali, e sul loro dovere di diligenza. Ma è proprio così che gira il movie.

Sunshine Ladies’s Choir è nei cinema britannici dal 17 aprile

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