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Diagonale des Yeux: recensione di Madeleine | L’album sperimentale del mese di Safi Bugel

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TI testi per l’album di debutto di Diagonale des Yeux sono stati scritti nello stile di uno squisito gioco di cadaveri, con i membri Laurène Exposito e Théo Delaunay che si alternano per mettere insieme pensieri e temi effimeri in un combine di francese, tedesco, inglese e spagnolo. Le storie bizzarre e multilingue che sono emerse si abbinano al suono sgangherato e registrato in casa del duo francese, che presenta di tutto, dalle percussioni della scatola dei giocattoli agli effetti sonori della fattoria.

L’opera d’arte per Madeleine

Il loro approccio stravagante è ancorato al pop outsider e al post-punk dell’Europa degli anni ’80, che abbracciava strumentazioni discordanti e voci disamorate. Queste 12 tracce sono deliziosamente lo-fi, costruite attorno a rudimentali melodie di synth e chitarra che spesso sbanda in direzioni strane. Accoliti salta dalla frenetica jam punk allo svenimento e viceversa in un attimo 90 secondi; Le Rayon Orchidée si ferma barcollando come un carillon malfunzionante. Entrambi cantano, aggiungendo teatralità: giocando con gli effetti, vanno dai miagolii cambiati di tono, da gattini, al macho. geme.

A volte, la stravaganza sembra un po’ stucchevole, come nella traballante traccia di apertura Tie Sport, o nella vertiginosa storia di Child Buddha, ma quella sensazione è riscattata dai momenti più tranquilli e meno ingannevoli del disco. Tracce come Colline dell’Amore e Paradies si distinguono per il loro stordimento semplice, quasi malinconico, mentre Nana Niña richiama alla mente il piacevolmente meccanico duetti del gruppo minimal synth Deux. Altrove, il duo interpreta Martin Rev nel loro crooner drum-machine Ciliegia Anne i Korgis in Change Your Coronary heart, dove trasformano il loro successo del 1980 All people’s Acquired to Study Someday in un’ondata di freddo dura e glitch. Ma proprio come il resto di questa versione sottosopra, questi riferimenti vengono forniti con un sorriso complice piuttosto che con pretese.

In uscita anche questo mese

In Filth Your Thriller Is Kingdom / Far Smile Peasant in Yellow Music, l’album di debutto autoprodotto del musicista nicaraguense-americano Dagmar Zunigaottiene una ristampa di alto profilo (93 d.C.). È un set meraviglioso, grezzo, in cui la voce morbida e acuta di Zuniga vaga timidamente tra chitarre coraggiose e sintetizzatori armeggianti; l’intimità confusa e registrata su nastro evoca Grouper e Vashti Bunyan. Laurel Halo presenta la colonna sonora di Midnight Zone, un movie dell’artista concettuale franco-svizzero Julian Charrière che esplora un’space remota nell’Oceano Pacifico sempre più destinata all’estrazione mineraria in acque profonde (Awe). Proprio come le immagini oscure e vorticose che accompagnano, queste composizioni dense ed epiche sono a intermittenza calmanti e talvolta snervanti. Una Teoría del Ritmo è il nuovo brillante disco del gruppo elettronico valenciano Meccanica classica (Abstrakce): nove tracce downtempo deliziosamente materiche, con sintetizzatori gorgoglianti e percussioni gocciolanti che aggiungono un calcio caldo e vivace alle fondamenta paludose.

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