Decreto fannulloni 2016

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Ecco il decreto fannulloni varato dal governo Renzi: coloro che timbrano il cartellino in un posto pubblico e poi non lavorano saranno licenziati.

Vita dura per i cosiddetti furbetti del cartellino. Lo scandalo riguardante i dipendenti pubblici di Sanremo, che si recavano a timbrare il cartellino in pigiama, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Infatti, dopo numerosi casi di assenteismo accertati in tutta Italia, di casi in cui i dipendenti comunali la mattina si trovavano ovunque tranne che sul posto di lavoro, dove invece si sarebbero dovuti trovare, finalmente è stato varato il decreto fannulloni che mette un freno a questa situazione.

I dipendenti pubblici che si sono ad oggi difesi ricorrendo all’articolo 18, che permetteva loro di fare ciò che volevano senza rischio di licenziamento in tronco, ora non hanno più scuse. Con il nuovo decreto le cose cambiano e i fannulloni vanno incontro persino a multe salate. Vediamo da vicino questa nuova legge.

Decreto fannulloni: stop ai furbetti del cartellino

decreto fannulloni 2016

decreto fannulloni 2016

Se un dipendente pubblico timbra il cartellino in entrata e poi esce dall’ufficio per motivi che non riguardano il lavoro, mentre fino a ieri incorreva in una segnalazione volontaria da parte del dirigente, ora rischia la sospensione immediata. Infatti, se ripreso in flagranza di reato (falsa assicurazione di presenza sul posto di lavoro), scatta subito la sospensione per 48 ore che non saranno retribuite, tranne se non per un assegno alimentare minimo.

Trascorse le 48 ore il lavoratore può tornare a lavorare, anche se contestualmente viene aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti di 30 giorni. Questo provvedimento oggi è obbligatorio e se il dirigente, giunto a conoscenza del fatto, non provvede a far partire l’azione si espone anche lui alla possibilità di licenziamento e ad un anno di detenzione per omissione di atti di ufficio. Durante i 30 giorni di procedimento, il lavoratore indagato ha 15 giorni per predisporre una difesa, mentre gli altri 15 sono indispensabili per completare l’istruttoria. Se, allo scadere dei 30 giorni, il dipendente risulta colpevole può essere licenziato.

Inoltre, in base alla gravità di comportamento riscontrata, il dipendente può essere sottoposto anche ad una procedura per danno d’immagine. In questo caso, il comune o l’ente pubblico che ha subito il presunto danno a causa del non corretto comportamento di un dipendente è autorizzato a chiedere, all’ormai ex impiegato, i danni. Questi ultimi partono da una cifra che corrisponde al minimo di 6 mesi di stipendio. È indubbio che il lavoratore ha la facoltà di chiedere e presentare ricorso e, nel caso di sentenza positiva del giudice, ha il diritto di essere reintegrato nella sua carica.

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