Recensione di Sabarimala: una definizione rigorosa di “denominazione”, “pratiche religiose essenziali” comprimerà l’induismo plurale e diversificato, cube il Centro a SC
Il governo dell’Unione ha dichiarato alla Corte Suprema che una definizione restrittiva di ciò che costituisce una “denominazione religiosa” o di quali pratiche religiose siano “essenziali” “comprimerebbe” la natura intrinsecamente plurale dell’Induismo espressa attraverso various sette, gruppi, lignaggi spirituali, tradizioni regionali, fede, pratiche, rituali, costumi e credenze.
Il Centro ha chiarito la sua posizione in vista della prima udienza di una serie di istanze di scrittura e revisione legate al caso del tempio di Sabarimala, che sarà esaminata da un collegio di nove giudici guidato dal presidente della Corte Suprema dell’India Surya Kant a partire dal 7 aprile. Il collegio di nove giudici esaminerà anche, sullo sfondo del caso Sabarimala, la questione più ampia della misura in cui le corti costituzionali potrebbero impegnarsi in questioni fondamentali di fede.
Le osservazioni scritte del governo dell’Unione, rappresentato dal procuratore generale Tushar Mehta, hanno contrastato la sentenza del settembre 2018 della Corte Suprema che aveva stabilito che i devoti che visitano il tempio di Sabarimala in Kerala non erano una denominazione religiosa separata chiamata “Ayyappan” protetta dall’articolo 26 della Costituzione.
Il collegio dei cinque giudici aveva respinto l’concept che il divieto alle donne di età compresa tra i 10 e i 50 anni di entrare nel tempio fosse una “antica consuetudine” della denominazione religiosa equivalente a una “pratica religiosa essenziale” protetta dall’articolo 25.
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