L’Iran ha segnalato una potenziale ritorsione in tutto il Golfo dopo aver subito un duro colpo dagli attacchi guidati dagli Stati Uniti vicino alla sua capitale. L’attacco ha preso di mira un ponte chiave a Karaj, a soli 50 km da Teheran, provocando numerose vittime e innescando una forte escalation della tensione.Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’attacco, annunciando che il ponte più alto dell’Iran period stato colpito, poche ore dopo aver avvertito che avrebbe potuto bombardare la Repubblica islamica “riportandola all’età della pietra”.Secondo l’agenzia di stampa Fars, Teheran sta ora valutando una risposta “occhio per occhio”. Il rapporto afferma che i media iraniani hanno iniziato a identificare le infrastrutture chiave della regione come potenziali obiettivi, segnalando un possibile ampliamento del conflitto.Tra i siti elencati ci sono i principali ponti strategici, tra cui il ponte marittimo Sheikh Jaber Al-Ahmad Al-Sabah, la strada rialzata King Fahd, il ponte Sheikh Zayed, il ponte Sheikh Khalifa, nonché il ponte King Hussein, il ponte Damia e il ponte Abdoun.Gli attacchi, condotti congiuntamente da Stati Uniti e Israele all’inizio di giovedì, hanno colpito il ponte B1 a Karaj, un importante collegamento di trasporto nella provincia di Alborz, causando notevoli distruzioni e vittime. Le immagini circolate on-line mostravano ampie sezioni della struttura che crollavano in seguito all’impatto.Trump si è rivolto a Fact Social per salutare l’operazione, suggerendo che potrebbero seguire altri attacchi. “Il più grande ponte in Iran crolla, per non essere mai più utilizzato, molto altro seguirà!” ha scritto.Il ponte B1, considerato uno dei progetti infrastrutturali più moderni dell’Iran, si estende per quasi 1.000 metri e svolge un ruolo cruciale nel ridurre la congestione tra Teheran e Karaj, collegando le strade alle regioni settentrionali del paese.Le tensioni regionali sono aumentate bruscamente da quando gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato un’offensiva congiunta il 28 febbraio, una campagna che finora ha causato la morte di oltre 1.340 persone, inclusa quella del chief supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei.













