La Corte ha affermato che non si deve permettere che l’interesse dello Stato prevalga sulla dignità che deve essere ugualmente assicurata agli individui nel processo di vita e di morte. Foto: immagine di www.freepik.com
Mercoledì (11 marzo 2026) la Corte Suprema ha stabilito che l’interesse assoluto dello Stato a preservare la vita deve diventare subordinato al diritto alla dignità del paziente in un punto critico in cui gli interventi medici diventano sempre più inutili e invasivi mentre le possibilità di recupero continuano a diminuire.
“Quando il grado di invasione corporea aumenta progressivamente e la prognosi per la guarigione diminuisce progressivamente, arriva un certo punto in cui l’interesse assoluto dello Stato a preservare la vita deve diventare subordinato alla dignità dell’individuo, sebbene sia incosciente o incompetente”, ha affermato il giudice JB Pardiwala in una sentenza che conferma la sospensione del supporto vitale a un uomo di 32 anni in uno stato vegetativo persistente da oltre 12 anni.
Leggi anche | Tutto quello che devi sapere sull’eutanasia passiva
La Corte ha affermato che non si deve permettere che l’interesse dello Stato prevalga sulla dignità che deve essere ugualmente assicurata agli individui nel processo di vita e di morte.
“La dignità è il bene più sacro di un essere umano. Non si può dire che il suo possesso perda la sua sacralità nel processo della morte o quando sopraggiunge la morte”, ha osservato il giudice Pardiwala.
Mantenere temporaneamente in vita un paziente malato terminale che period cerebralmente morto o in PVS, solo perché i medici sono in grado di sfruttare i progressi tecnologici della medicina, e costringere tali pazienti a sopportare una morte lenta e agonizzante, non può essere pienamente compatibile con l’ideale costituzionale di dignità.

“Si creerebbe un punto di precipizio in cui un trattamento medico così prolungato rappresenterebbe un affronto alla dignità umana fondamentale… Il semplice prolungamento di una morte inevitabile comporta il pesante costo di dolore e sofferenza, che ha un impatto diretto sul diritto di morire con dignità”, ha affermato il giudice Pardiwala.
Pubblicato – 11 marzo 2026 21:29 IST









