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Insegnante sikh contesta la legge canadese che vieta il turbante e il kirpan nelle aule

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Un’insegnante sikh ha contestato la legge 21 del Quebec dopo che la legge le imponeva di togliersi il turbante e il kirpan per lavorare come insegnante. La legislazione vieta advert alcuni dipendenti del settore pubblico canadese di indossare simboli religiosi visibili sul posto di lavoro. Il caso è ora all’esame della Corte Suprema del Canada ed è incentrato sulla violazione delle libertà fondamentali e di altre tutele costituzionali, pur riflettendo l’impegno della provincia nei confronti della laicità dello Stato. Il risultato potrebbe avere ampie implicazioni per l’espressione religiosa, i diritti delle minoranze e i limiti dell’autorità governativa in una democrazia multiculturale.

La sfida di un insegnante sikh contro il disegno di legge 21

Il disegno di legge 21, formalmente noto come legge sulla laicità del Quebec, è stato adottato nel 2019. Impedisce ai dipendenti pubblici in posizioni di autorità, inclusi insegnanti, agenti di polizia, giudici e pubblici ministeri, di indossare simboli religiosi visibili durante lo svolgimento delle loro funzioni. La legge si applica anche ai presidi scolastici e advert altre determine autoritarie. Comprende articoli come turbanti, hijab, kippah e croci.La sfida legale coinvolge l’insegnante sikh Amrit Kaur, che si è diplomata come insegnante lo stesso anno in cui è stata approvata la legge. Sostiene che indossare un turbante e portare con sé un kirpan, un piccolo pugnale cerimoniale, sono parte integrante della sua identità e fede. I suoi avvocati hanno detto alla corte che rimuoverli sarebbe come “abbandonare chi è come persona” e che questi non sono semplici accessori ma riflettono valori fondamentali come l’uguaglianza e il dovere di opporsi all’ingiustizia.Dopo l’entrata in vigore della legge, ha lasciato il Quebec per continuare la sua carriera di insegnante, poiché di fatto le impediva di lavorare nella provincia.

Argomenti contro la legge

Gli oppositori del disegno di legge 21 sostengono che esso viola la Carta canadese dei diritti e delle libertà, in particolare le garanzie di libertà religiosa e uguaglianza. Numerous organizzazioni, tra cui gruppi sikh, associazioni musulmane e difensori delle libertà civili, sostengono che la legge colpisce in modo sproporzionato le minoranze religiose, in particolare le donne musulmane e i sikh osservanti.La sfida è guidata dal comitato scolastico inglese di Montreal e sostenuta da una coalizione di organizzazioni, tra cui un gruppo sikh, un sindacato degli insegnanti e rappresentanti di avvocati ebrei. Sostengono che la legge viola molteplici tutele costituzionali, alcune delle quali, a loro avviso, non possono essere ignorate dalla clausola in deroga.I rappresentanti legali hanno anche sostenuto che la legge interferisce con i diritti all’istruzione nelle lingue minoritarie tutelati dalla Sezione 23 della Carta, compreso il diritto dei consigli scolastici di lingua inglese di gestire e controllare i propri istituti. Una precedente sentenza del tribunale aveva esentato i comitati inglesi dalla legge, ma story esenzione è stata successivamente annullata in appello.Altri argomenti includono preoccupazioni sull’uguaglianza di genere, con gli avvocati che affermano che le donne musulmane sono colpite in modo sproporzionato e sostengono che la legge prende di mira la pratica religiosa stessa piuttosto che mantenere la neutralità.I critici hanno inoltre avvertito che l’uso della clausola in deroga in questo caso riflette un cambiamento più ampio, in cui i governi la invocano preventivamente per evitare il controllo giudiziario, indebolendo potenzialmente le garanzie costituzionali.

La posizione del governo del Quebec

Il governo del Quebec ritiene che il disegno di legge 21 sia necessario per preservare il modello di laicità della provincia, spesso definito laïcité, che sottolinea la neutralità dello Stato. I funzionari sostengono che i funzionari pubblici in posizioni di autorità non devono esibire simboli religiosi per mantenere la fiducia del pubblico e garantire che le istituzioni statali rimangano imparziali.Il governo ha invocato la clausola di deroga della Costituzione canadese, consentendo alla legge di operare nonostante alcune protezioni della Carta. I sostenitori sostengono che ciò riflette la volontà democratica del parlamento del Quebec e il suo specifico approccio culturale alla laicità.I difensori della legge dovrebbero sostenere davanti alla corte che essa rappresenta un’espressione legittima dei valori del Quebec e rientra nella giurisdizione provinciale.

Cosa è in gioco

La decisione della Corte Suprema potrebbe costituire un precedente significativo sulla portata della libertà religiosa e sulla misura in cui i governi possono regolare le espressioni di fede nelle istituzioni pubbliche. Potrebbe anche chiarire i limiti della clausola in deroga e il suo ruolo nel quadro costituzionale del Canada.Al di là dell’esito legale, il caso ha innescato un dibattito nazionale più ampio sull’identità, l’inclusione e il significato della laicità nel Canada moderno.

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