L’accresciuta retorica sembra aver deluso ogni speranza immediata di allentamento dell’escalation, con la guerra ormai prossima alla sua quarta settimana e che non mostra segni di rallentamento. L’attività militare nella regione rimane intensa e le notizie di ulteriori dispiegamenti di truppe statunitensi in Medio Oriente suggeriscono che Washington potrebbe prepararsi per un impegno prolungato o ampliato.
Teheran, tuttavia, ha risposto con sfida. L’Iran ha rifiutato fermamente la prospettiva di negoziati, ribadendo che la politica iraniana è radicata nella “continuazione della resistenza”. Ha respinto le aperture di Washington, sostenendo che anche solo sollevare l’concept di negoziati in questa fase equivale advert un’ammissione di fallimento da parte degli Stati Uniti. Secondo il ministro iraniano Araghchi, l’Iran non è disposto advert impegnarsi in colloqui formali sotto pressione e perseguirà invece i propri obiettivi alle proprie condizioni.
Al centro dell’attrito diplomatico c’è una proposta in 15 punti sostenuta dagli Stati Uniti volta a porre nice alle ostilità, che secondo funzionari pakistani è stata trasmessa a Teheran. Mentre la Casa Bianca ha riconosciuto che esistono elementi di un simile piano. Funzionari iraniani hanno indicato che qualsiasi soluzione al conflitto deve includere solide garanzie contro futuri attacchi, riflettendo una profonda sfiducia nelle intenzioni degli Stati Uniti e degli alleati.
Araghchi ha rafforzato questa posizione affermando che l’Iran cerca la nice della guerra “alle nostre condizioni”, sottolineando la necessità di una soluzione che garantisca sicurezza a lungo termine e impedisca il ripetersi del conflitto attuale. Questa posizione evidenzia l’insistenza di Teheran sull’autonomia strategica e la sua riluttanza advert accettare condizioni imposte dall’esterno, in particolare quelle legate alle sue capacità militari e nucleari.











