Congedo maternità: come chiederlo, chi lo paga e le sue tipologie

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Il congedo maternità obbligatorio, conosciuto anche come astensione obbligatoria, è un periodo di cinque mesi in cui una donna, per legge, si assenta in maniera giustificata dal posto lavoro. Il congedo è riconosciuto alle mamme che lavorano anche nel caso di adozione e/o affidamento di minori. Se per determinati motivi la madre non può beneficiare di questo congedo, a farne richiesta può essere il padre che pertanto avrà diritto all’astensione dal lavoro e all’indennità.

Dal 2007 questo obbligo, inoltre, interessa anche le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata dell’Inps, mentre non è riconosciuto alle lavoratrici autonome assicurate alle relative gestioni Inps.

Vista l’importanza dell’argomento e le incertezze che riguardano tale campo, oggi osserveremo da vicino questo congedo maternità, per capire come chiederlo, chi lo paga e le sue tipologie.

Come chiedere l’astensione obbligatoria

Congedo maternità

Congedo maternità

La procedura per richiedere il congedo di maternità prevede che la futura neomamma consegni al proprio datore di lavoro e all’Inps, in busta chiusa, il certificato rilasciato dal medico riportante la presunta data del parto e la domanda relativa all’indennità. È chiaro che se il parto avviene dopo o prima della data presunta, il conteggio dei mesi concessi dopo il parto decorre dalla data effettiva del parto stesso. La consegna della documentazione deve avvenire entro e non oltre il settimo mese di gravidanza.

Hanno diritto all’indennità le donne che entro i 30 giorni successivi al parto consegnano sia al datore di lavoro che all’Inps (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) il certificato di nascita del proprio bambino ovvero la dichiarazione sostitutiva ai sensi dell’art. 46 del Dpr 445/2000 (autocertificazione). Anche le lavoratrici autonome devono consegnare la richiesta di indennità ma con tempistiche diverse: entro e non oltre un anno.

Per usufruire delle detrazioni fiscali per i figli a carico e chiedere gli assegni familiari, se dovuti, è inoltre necessario dichiarare, con documentazione a parte, la nascita del piccolo all’Ufficio del Personale.

Per la modulistica necessaria: www.inps.it – sezione Modulistica

Chi paga il congedo di maternità?

L’indennità obbligatoria, nel caso delle lavoratrici dipendenti, viene anticipata dal datore di lavoro. In alcuni casi, invece, il pagamento viene erogato direttamente dall’Inps. Le future mamme, hanno l’obbligo di presentare la domanda di indennità e la relativa documentazione per posta o tramite Patronato al centro Inps di riferimento (per residenza o domicilio). È l’Inps, in funzione di sostituto d’imposta, che applica secondo legge le trattenute Irpef. Ecco i casi in cui ad erogare direttamente i pagamenti è l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale:

  • Lavoratrici dipendenti assicurate all’Inps;
  • Disoccupate o sospese se rientrano in determinati condizioni (art. 24 T.U.);
  • Alle lavoratrici agricole a tempo indeterminato e a quelle agricole a tempo determinato;
  • Alle lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari;
  • Alle lavoratrici a domicilio;
  • Alle lavoratrici LSU o APU (attività socialmente utili o di pubblica utilità).

Tipologie di congedo

Fino al marzo del 2000 il congedo di maternità pre e post partum riguardava i 2 mesi precedenti il parto e i successivi 3, per un totale di 5 mesi. Nel 2000 le cose sono cambiate ed è ora possibile usufruire di due possibilità di scelta, sempre e comunque per un periodo totale di 5 mesi:

  1. 2 mesi prima del parto
    3 mesi dopo il parto
  2. 1 mese prima del parto
    4 mesi dopo il parto

Nello specifico questa seconda possibilità prevede la scelta, gestazione permettendo, di lavorare fino all’ottavo mese e di usufruire dell’astensione per un periodo più lungo dopo il parto.

In caso di…

Parto gemellare. Il congedo di maternità ha la stessa durata, ovvero 5 mesi.

Ricovero del neonato. Sia che avvenga in una struttura privata che pubblica, la mamma può chiedere la sospensione momentanea di tutto o solo di una parte del congedo post partum, ricominciando nel frattempo a lavorare e usufruendo del restante congedo dopo le dimissioni del bimbo. È possibile esercitare questo diritto una sola volta per ogni figlio.

Interruzione di gravidanza. La lavoratrice ha il diritto di usufruire del congedo se l’interruzione avviene dopo 180 giorni dall’inizio della gravidanza, in caso di morte del bambino alla nascita o durante il congedo stesso, a meno che non sia la lavoratrice stessa a richiedere di riprendere a lavorare.

Adozione o affidamento nazionale. Il congedo vale per i 5 mesi successivi all’ingresso in famiglia del minore adottato o preso in affidamento.

Adozione o affidamento preadottivo internazionale. In questo caso il congedo spetta per i 5 mesi successivi all’ingresso in Italia del minore adottato o preso in affidamento, oltre che per il giorno dell’ingresso in Italia. Del periodo di congedo, inoltre, si può usufruire anche parzialmente, prima dell’ingresso in Italia del minore.

Affidamento non preadottivo. Il congedo spetta per un periodo di 3 mesi da usare, anche in modo non continuato, entro 5 mesi dalla data di affidamento del minore.

Ti invitiamo per ulteriori delucidazioni a controllare la pagina Maternità e paternità presente nel sito dell’Inps.

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