A volte ci vuole un intero movie per arrivare a un’ultima riga meravigliosa. Ma affinché l’ultima riga sia davvero meravigliosa, l’intero movie prima ha un lavoro da svolgere. Quindi è un piacere riferire che l’attore diventato regista Matthew Shear, con il suo movie d’esordio “Fantasy Life”, mostra una facilità nel rifinire un pasto che arriva all’ultimo boccone. Un viaggio di andata e ritorno modesto ma divertente e spinoso da Manhattan a Martha’s Winery, ha le caratteristiche di una commedia romantica ma un’anima più complicata riguardo alla sua improbabile connessione.
Shear, con un viso riposato che sembra sul punto di un attacco di panico, interpreta Sam, la cui ansia fluttuante è sufficiente a farlo svenire in pubblico dopo essere stato licenziato. Diventa anche schizzinoso nel confessare i suoi pensieri più oscuri di odio per se stesso al suo psicoanalista avuncolare e sentito tutto (un perfetto Judd Hirsch). Quando un’offerta da parte della moglie del suo strizzacervelli (Andrea Martin) di fare da babysitter alle loro tre nipoti suscita un sì impulsivo – “Conosciamo i tuoi genitori”, cube allegramente a Sam, mettendo da parte ogni fastidioso dilemma etico – Sam si ritrova nell’elegante brownstone del musicista di successo David (Alessandra Nivola) e dell’attrice ritirata e disoccupata Dianne (Amanda Peet).
In breve tempo, un lavoro di ripiego inadatto per guadagnare soldi facili si trasforma in un lavoro a tempo pieno, ma anche in un affetto crescente tra Sam e Dianne come compagni depressi che riconoscono l’uno nell’altro uno spirito affine e semi-distrutto di promesse passate e disagio presente. Sam è un trentenne che ha abbandonato la scuola di legge ridotto a una posizione per la quale sa di essere intrinsecamente inadatto. Dianne, una ex star con una carriera piatta e sulla soglia dei cinquant’anni, oscilla tra la preoccupazione di non recitare mai più e l’ambivalenza anche solo provandoci. È un limbo medicato ma funzionante che Peet, in uno dei suoi ruoli migliori, trasmette senza la minima traccia di pietà ma con un’intelligenza emotiva continua e ironica che rivela sempre la tristezza che lo alimenta.
Nel creare questo “loro-loro-non-loro”, che giunge al culmine durante un’property a Winery, il ritmo di Shear è un po’ troppo laconico ed esitante, come se fosse preoccupato di cadere nei cliché comici di nevrosi e depressione così frequentemente estratti nel canone dell’umorismo ebraico. (Cliché che, in effetti, sono stati ribaltati in modo esilarante in un movie in cui Shear è apparso: il fantastico “Between the Temples” di Nathan Silver.)
Ma una volta che tutti i giocatori si trovano nello stesso spazio – il marito di ritorno da un tour, i suoceri in forza, compresi i ricchi genitori di Dianne (Jessica Harper e un esilarante e critico Bob Balaban) – Shear tira fuori una scena di cena di famiglia intergenerazionale piena di accuse, alcol, rivelazioni e tempismo comico che giustifica i suoi metodi da bomba a orologeria e un solid di supporto di livello divino. Nivola, in un ruolo particolarmente difficile, mostra un inebriante combine di machismo alfa, tenerezza e disprezzo che è tanto divertente quanto deve essere senza perdere una dimensionalità cruciale.
Il fatto che Shear sappia come portare il quadro temporale stagionale della trama a una chiusura ciclica con umorismo, calore e speranza è la nota di grazia che fa sembrare “Fantasy Life” l’inizio di una promettente carriera di sceneggiatore e regista. Il lavoro meravigliosamente calibrato di Shear e Peet insieme ci ricorda che spesso (dovremmo) guardare movie per incontrare gli altri, per dare per scontato le cose e essere disillusi, per desiderare e preoccuparci tra una risata e l’altra per uscirne con una soddisfacente incompletezza. In effetti, l’ultima riga (tecnicamente la penultima, che non spoilererò) non è nemmeno una granata spiritosa. È una dichiarazione di sentimenti, nata da un’esperienza folle che, in questi tempi cupi per le commedie oneste sulla vita, potrebbe diventare un manifesto narrativo.
“Vita fantastica”
Valutato: R per linguaggio, alcuni riferimenti sessuali e breve uso di droghe.
Durata: 1 ora e 31 minuti
Giocando: Apre venerdì 3 aprile in versione limitata












