Per anni, un sito ritenuto essere rimasto in gran parte disabitato tra 60.000 e 12.000 anni fa è stato rivalutato, mentre una nuova ricerca scopre show di ripetute occupazioni umane a Buhais Rockshelter, un sito archeologico a Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti. I risultati mettono in discussione le ipotesi di lunga knowledge sugli insediamenti umani nell’Arabia sudorientale e offrono un quadro più chiaro di come le prime popolazioni si adattarono ai cambiamenti ambientali. Lo studio, pubblicato lunedì 23 marzo in Comunicazioni sulla naturaperiod guidato da Eisa Yousif, direttore generale dell’Autorità archeologica di Sharjah (SAA), e dal dottor Sabah Jasim, consigliere dell’Autorità. Lo studio è stato condotto in collaborazione con il dottor Knut Bretzke dell’Università Friedrich Schiller di Jena e il professor Adrian Parker dell’Università di Oxford Brookes, insieme a ricercatori delle università di Tubinga e Friburgo in Germania. Intitolato Prove da Buhais Rockshelter per insediamenti umani in Arabia tra 60.000 e 16.000 anni fala ricerca identifica molteplici fasi di presenza umana nel sito, risalenti a circa 125.000, 59.000, 35.000 e 16.000 anni fa. “La pubblicazione di questo studio segna un passo importante nel far progredire la nostra comprensione della storia umana primitiva in questa regione. Le show di Buhais dimostrano che l’Arabia sud-orientale non period semplicemente un passaggio per i primi esseri umani, ma un paesaggio in cui tornarono, si adattarono e sostennero la vita attraverso le mutevoli condizioni ambientali”, ha detto Yousif.
Panoramica di Buhais Rockshelter/Immagine: Nature Communications
I risultati si basano su estesi scavi archeologici a Buhais Rockshelter, situato all’interno del Faya Paleolandscape di Sharjah, un sito patrimonio mondiale dell’UNESCO iscritto nel 2025. I risultati aggiungono un nuovo capitolo significativo alla storia dei primi insediamenti della penisola arabica ed estendono la consolidata sequenza archeologica di Jebel Faya in un arco temporale precedentemente non documentato.
Panoramica degli scavi a Buhais Rockshelter/Immagine: Nature Communications
Per decenni si è creduto che l’Arabia sud-orientale fosse stata in gran parte disabitata tra 60.000 e 12.000 anni fa a causa dell’estrema aridità durante l’ultimo periodo glaciale. Il nuovo studio sfida direttamente story ipotesi. Invece di una prolungata assenza di attività umana, le show indicano un’occupazione ripetuta durante periodi diversi, suggerendo che i primi esseri umani furono in grado di sopravvivere e ritornare nonostante le dure condizioni climatiche. Piuttosto che rappresentare una singola fase di abitazione, la ricerca conferma molteplici fasi di attività umana ricorrente nel sito. Sebbene fossero già notice show della presenza umana risalenti a circa 125.000 anni fa, l’identificazione di tre fasi aggiuntive a circa 59.000, 35.000 e 16.000 anni fa colma le lacune critiche nella documentazione archeologica della regione. Questi risultati forniscono una cronologia della presenza umana nell’Arabia sud-orientale più continua di quanto precedentemente previsto. Lo studio si basa anche su ulteriori ricerche paleoambientali condotte all’interno del Faya Paleolandscape. Questi dati mostrano che i periodi di occupazione umana coincidono con fasi di aumento delle precipitazioni e della disponibilità di acqua. Questi miglioramenti ambientali avrebbero sostenuto la vegetazione e creato condizioni adatte alla vita umana, offrendo una chiara spiegazione per il ripetuto ritorno delle popolazioni al sito. Ciò segna la prima prova chiara in Arabia che collega gli insediamenti umani durante questo periodo con condizioni ambientali specifiche. I risultati suggeriscono che le prime popolazioni non si limitavano a passare attraverso la regione come parte delle rotte migratorie, ma erano in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici e di sostenere la vita per periodi prolungati. Lo stesso Buhais Rockshelter ha svolto un ruolo cruciale nel preservare questo file. La sua formazione calcarea ha fornito un riparo naturale, consentendo la formazione di strati di sedimenti nel corso di migliaia di anni. Questi strati, che raggiungono una profondità di circa 1,7 metri, conservano strumenti e manufatti in pietra in una sequenza stratificata, offrendo preziose informazioni sull’attività umana in diversi periodi. Utilizzando tecniche di datazione con luminescenza, i ricercatori sono stati in grado di determinare quando questi strati di sedimenti sono stati esposti l’ultima volta alla luce solare. Questo metodo ha permesso loro di ricostruire una cronologia dettagliata sia della presenza umana che dei cambiamenti ambientali, fornendo una documentazione rara e ben conservata della vita in un paesaggio arido nel corso di decine di migliaia di anni. L’Arabia sud-orientale è stata a lungo considerata un corridoio chiave per i primi movimenti umani dall’Africa all’Asia. Le nuove scoperte forniscono show empiriche che questa regione non period solo una through di passaggio ma anche un luogo di insediamenti ripetuti durante molteplici fasi dell’evoluzione umana. Ciò posiziona la regione al centro delle discussioni scientifiche in corso sulla migrazione umana globale e sulla formazione delle prime popolazioni nell’Asia sudoccidentale. Insieme alle scoperte vicine a Jebel Faya, che documentano l’attività umana nella regione risalente a oltre 200.000 anni fa, lo studio rafforza il significato più ampio del Paleopaesaggio di Faya. Il sito è ora riconosciuto come una delle testimonianze più importanti e proceed della prima occupazione umana in ambienti aridi. La ricerca riflette anche decenni di lavoro condotto dalla Sharjah Archaeology Authority in collaborazione con istituzioni internazionali. Questa partnership a lungo termine ha unito le competenze scientifiche con un impegno condiviso per preservare e interpretare la storia umana primitiva. Il crescente numero di show provenienti da siti come Buhais e Jebel Faya continua a evidenziare il contributo degli Emirati Arabi Uniti e di Sharjah alla narrativa globale dell’evoluzione umana, dell’adattamento e della migrazione.












