Jeep, due anime a confronto: la freschezza della Avenger e la prova del tempo sulla Compass
Il panorama automobilistico attuale vede il marchio Jeep muoversi su due binari paralleli: da un lato l’innovazione compatta, incarnata dalla nuova Avenger, e dall’altro la solidità collaudata dei modelli di segmento superiore come la Compass. Analizzando la gamma, emerge un quadro interessante che spazia dalle prime impressioni di guida della “baby” di casa fino a un bilancio di lungo termine su cosa significhi convivere con una Jeep per oltre un lustro.
Avenger: la rivoluzione in 408 centimetri
La Jeep Avenger si presenta con un biglietto da visita chiaro: è la vettura più compatta del marchio, fermando il metro a 408 cm, ben sedici in meno della sorella Renegade. Nonostante le dimensioni da utilitaria, il design muscoloso e squadrato le conferisce una presenza su strada accattivante e ben proporzionata. Al momento del test, la versione Summit 1.2 Turbo benzina da 101 CV ha mostrato un comportamento dinamico sorprendente. L’auto assorbe le irregolarità dell’asfalto con una disinvoltura rara per il segmento, mantenendosi però composta e maneggevole tra le curve. La trazione è anteriore (la variante 4×4 ibrida arriverà nel 2025), ma grazie al sistema Selec-Terrain con modalità specifiche per il fuori strada, la vettura non teme le escursioni lontano dall’asfalto.
Sotto il cofano, il tre cilindri turbocompresso si rivela pronto e regolare, sebbene trasmetta qualche vibrazione ai bassi regimi. L’accoppiamento con il cambio manuale a sei marce è felice, grazie a innesti precisi che rendono la guida piacevole. Per chi predilige l’automatico, la scelta obbligata ricade sulla versione mild hybrid, che introduce la distribuzione a catena per una maggiore affidabilità. Sul fronte consumi, il responso è positivo: la media rilevata si attesta sui 16,3 km/l, con punte di quasi 21 km/l in ambito extraurbano, un risultato di tutto rispetto che si accompagna a emissioni di 125 g/km di CO2.
Vita a bordo e tecnologia
L’abitacolo della Avenger è un esercizio di stile e praticità. Sebbene le plastiche siano rigide, il lavoro dei designer ha saputo valorizzarle, specialmente nell’allestimento Summit con luci ambiente configurabili. Lo spazio non manca, nemmeno per i bagagli, con un baule ben sfruttabile e dotato di portellone elettrico, una rarità tra le piccole. Tuttavia, qualche economia si nota nella zona posteriore: mancano le maniglie al soffitto, le tasche nelle portiere e le bocchette dell’aria, un dettaglio che penalizza il comfort dei passeggeri in seconda fila. La dotazione tecnologica è invece ricca, con cruise control adattativo e monitoraggio dell’angolo cieco di serie sulla top di gamma, mentre il riconoscimento dei segnali stradali rimane curiosamente relegato al pacchetto opzionale dell’infotainment.
La prova del tempo: cinque anni con la Compass
Se la Avenger rappresenta la novità, l’esperienza di possesso di una Jeep Compass Diesel 2.0 (versione pre-restyling 2020) offre uno spaccato reale sull’affidabilità e sul legame emotivo che queste vetture sanno creare nel tempo. A distanza di cinque anni e con 60.000 km all’attivo, il giudizio di chi la guida quotidianamente rimane entusiasta. La vettura, una Limited Plus 4×2 con cambio manuale, viene descritta come insostituibile, capace ancora oggi di spingere il proprietario a voltarsi per ammirarla dopo averla parcheggiata.
Il motore diesel si conferma un instancabile macinatore di chilometri. La spinta, in particolare dalla terza marcia in su, regala una gioia di guida pura, che si esalta sui percorsi tortuosi di montagna. È proprio tra i tornanti che la Compass rivela la sua doppia anima, trasformandosi da pacata vettura da pendolare a mezzo coinvolgente, con un assetto che invita a guidare. Tuttavia, l’idillio non è privo di note stonate. L’elettronica e le finiture hanno mostrato qualche cedimento: il display dell’infotainment ha sviluppato delle bolle d’aria su circa un quinto della superficie, un difetto estetico fastidioso per il quale la garanzia estesa non ha coperto la sostituzione, attribuendo il danno a cause esterne.
Manutenzione e prospettive future
Anche la componentistica ha richiesto interventi onerosi. La sostituzione del supporto motore (C-Mount) ha comportato una spesa significativa, così come il guasto al sensore di apertura keyless lato passeggero. In quest’ultimo caso, l’assistenza ha rilevato tracce di ossidazione, rifiutando la riparazione in garanzia e presentando un preventivo molto elevato per un accessorio non ritenuto essenziale dal proprietario. Sul fronte dei consumi, dopo un calo anomalo fino a 9 km/l al quinto anno, un tagliando approfondito ha riportato l’efficienza ai livelli abituali.
Nonostante questi imprevisti, il bilancio rimane nettamente positivo. La sensazione di solidità e il piacere di guida offerti dalla Compass superano i fastidi legati alla manutenzione straordinaria. L’intenzione è quella di tenere l’auto ancora a lungo, puntando a superare abbondantemente i 100.000 km e ipotizzando un ciclo di vita di altri 7-8 anni. Questo attaccamento testimonia come, al di là delle mode e dei nuovi lanci come la Avenger, il DNA del marchio riesca a fidelizzare la clientela grazie a vetture che, pur con qualche difetto, non annoiano mai e mantengono un carattere distintivo nel panorama automobilistico.
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