Se ritieni di averlo già sentito prima, è perché probabilmente lo hai fatto. Un nuovo studio globale legato al World Happiness Report 2026 collega ancora una volta i social media popolari come Instagram e TikTok a risultati peggiori in termini di salute mentale, soprattutto tra i più giovani.
Il rapporto rileva che queste piattaforme, guidate da feed algoritmici e contenuti di influencer, tendono advert avere un impatto più negativo sul benessere mentale rispetto alle app focalizzate sulla comunicazione come WhatsApp e Fb. Quindi non tutti i social media vengono più trattati allo stesso modo.
Perché il tempo trascorso davanti allo schermo non è l’unico problema ora
Nel rapporto, uno dei punti chiave del rapporto è che il modo in cui le persone utilizzano i social media è più importante di quanto li utilizzano. Lo studio afferma che le piattaforme incentrate sullo scorrimento passivo e sui contenuti curati sono più fortemente affiliate a una minore soddisfazione della vita.
D’altro canto, le app basate sulla comunicazione diretta e sulle interazioni sociali mostrano effetti più positivi o neutri sul benessere mentale. Il rapporto rileva inoltre che un utilizzo moderato (circa un’ora al giorno) è legato a un utilizzo migliore rispetto a un utilizzo eccessivo o nullo.
I giovani sono i più vulnerabili

L’impatto sembra essere più forte tra gli utenti più giovani. I dati citati nel rapporto mostrano che l’uso intenso dei social media è collegato a livelli di felicità più bassi. Gli adolescenti che trascorrevano various ore al giorno sui social media hanno riscontrato una soddisfazione di vita significativamente inferiore. Questo effetto è particolarmente evidente tra le ragazze adolescenti.
Il World Happiness Report evidenzia show schiaccianti di danni su larga scala, con effetti diretti come il cyberbullismo ed effetti indiretti come l’ansia. Man mano che sempre più studi globali giungono a conclusioni simili, è diventato sempre più chiaro che queste piattaforme guidate da algoritmi sono responsabili del declino della salute mentale.
Paesi come l’Australia hanno già iniziato a limitare l’accesso a queste piattaforme e sembra che anche gli app retailer e i motori di ricerca non siano sicuri.












