La Securities and Alternate Fee (SEC) degli Stati Uniti ha introdotto il suo primo quadro formale che definisce quando le criptovalute si qualificano come titoli, offrendo la tanto attesa chiarezza al settore degli asset digitali. Pur indicando che la maggior parte degli asset crittografici potrebbero non rientrare nella legge federale sui titoli, la guida presentata dal presidente della SEC Paul Atkins sottolinea che diversi tipi di token saranno valutati secondo le leggi federali sui titoli. Questa decisione segna un cambiamento significativo nell’approccio normativo e potrebbe rimodellare il modo in cui opera il mercato delle criptovalute negli Stati Uniti.
Il regolatore statunitense sposta l’attenzione sulla funzione e sul comportamento del mercato
Invece di concentrarsi sulle etichette, questo struttura si concentra sulla natura economica delle criptovalute e valuta fattori come la decentralizzazione, il coinvolgimento degli emittenti e le aspettative degli investitori. Le attività che non dipendono da un’entità centrale o che non promettono profitti sulla base di sforzi gestionali hanno meno probabilità di essere classificate come titoli. IL guida è anche in linea con la Commodity Futures Buying and selling Fee (CFTC), che ha indicato che la maggior parte degli asset digitali potrebbe rientrare nella regolamentazione delle materie prime.
Il comunicato interpretativo della SEC introduce inoltre un sistema di classificazione strutturato che raggruppa le criptovalute in base alle loro caratteristiche e ai casi d’uso, chiarendo al contempo che le leggi sui titoli esistenti, incluso il take a look at Howey, continueranno a guidare il modo in cui tali risorse verranno valutate.
Ma qual è la definizione esatta di criptovaluta fornita dalla SEC? Afferma semplicemente che un asset crittografico non è un termine definito nelle leggi federali sui titoli e lo descrive come un concetto tecnologico. Ha inoltre aggiunto che l’interpretazione della SEC “stabilisce quattro categorie di asset che non sono considerati titoli: materie prime digitali, oggetti da collezione digitali, strumenti digitali e stablecoin di pagamento ai sensi del GENIUS Act”, rafforzando il fatto che la maggior parte delle criptovalute non sono intrinsecamente titoli.
Questo sviluppo si espande rispetto ai segnali precedenti provenienti dai regolatori a livello globale e negli Stati Uniti. Nell’aprile 2025, la SEC ha chiarito che alcune stablecoin potrebbero non qualificarsi come titoli se non promettono rendimenti o implicano aspettative di profitto. Allo stesso modo, le autorità di regolamentazione della Nuova Zelanda hanno affermato che la stablecoin NZDD non è considerata un prodotto finanziario ai sensi della legge locale, evidenziando una tendenza più ampia di perfezionamento delle normative sulle criptovalute man mano che il settore si evolve.
Tutto sommato, si prevede che le raccomandazioni più recenti della SEC ridurranno l’incertezza normativa nel settore delle criptovalute statunitense. Per i dealer, è un paradiso in quanto apporta chiarezza su quali asset potrebbero essere sottoposti a un controllo meticoloso, mentre gli scambi potrebbero trarre vantaggio da una ridotta incertezza giuridica nella quotazione dei token. Anche le istituzioni potrebbero considerare questo come un passo positivo, poiché la chiarezza delle regole potrebbe aumentare la fiducia dei dealer e incoraggiare una più ampia partecipazione all’ecosistema crittografico.
Tuttavia, potrebbero permanere ancora alcune incertezze sulle modalità di applicazione di queste norme. Advert esempio, un token considerato sicuro oggi potrebbe in seguito essere soggetto a regole più extreme se il suo utilizzo dovesse cambiare, il che potrebbe costringere gli scambi a rimuoverlo o le aziende a seguire normative aggiuntive. Ciò potrebbe rendere le cose più difficili per alcuni progetti crittografici a breve termine.
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