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Una nuova biografia di Sondheim rivela alcuni elementi scioccanti e il lato oscuro del genio

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Recensione del libro

Stephen Sondheim: L’arte non è facile

Di Daniel Okrent
Yale College Press: 320 pagine, $ 35

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La morte di Stephen Sondheim nel 2021, all’età di 91 anni, è stata un pugno nello stomaco per i fan del teatro musicale. Ricoperto di onori e tributi, aveva cominciato a sembrare eterno, una costante culturale. Anche i suoi spettacoli più importanti hanno goduto di revival di successo, più acclamati e più redditizi delle loro produzioni originali. La sua influenza e il suo tutoraggio hanno plasmato una nuova generazione di compositori teatrali che includevano Adam Guettel (“The Gentle within the Piazza”), Jason Robert Brown (“Parade”), Jeanine Tesori (“Enjoyable Residence”), Jonathan Larson (“Hire”) e Lin-Manuel Miranda (“Hamilton”).

Il più laico degli ebrei, Sondheim è ora oggetto di una biografia nell’eccellente Yale College Press Serie Vite ebraiche. Il suo autore, Daniele Okrentè stato il primo editore pubblico del New York Instances e ha scritto libri acclamati su argomenti come l’immigrazione e il proibizionismo.

Okrent non ha mai incontrato Sondheim, ci racconta, ma ha avuto qualche incidente mancato: si è seduto vicino al compositore in teatro in più di un’occasione ed è stato addirittura scambiato per lui. Per “Stephen Sondheim: l’arte non è facile”, Okrent ha trascorso tre anni advert assorbire la letteratura, intervistando collaboratori e amici e sondando gli archivi. Cita un debito particolare nei confronti del biografo Le ampie interviste registrate di Meryle Secrestdalla metà degli anni ’90, con Sondheim e altri.

Il quantity risultante è una lettura vivace e coinvolgente che evita l’agiografia. Okrent mette in risalto le fragilità emotive che coesistevano con la genialità e la generosità. Cerca di liberare la reputazione di Sondheim dall’incrostazione del mito e di demistificare le sue relazioni, offrendo allo stesso tempo un’analisi succinta dei suoi successi. È un compito arduo per un libro compatto, soprattutto considerando la vita lunga e complicata del suo argomento. I difetti di Okrent sono, non sorprendentemente, soprattutto quelli di omissione.

Le linee generali della storia di Sondheim sono ben word. Figlio unico precoce di due genitori astiosamente divorziati, ha beneficiato della guida del suo vicino di casa di Bucks County, Pennsylvania, Oscar Hammerstein II. Sondheim ottenne il successo iniziale, alla fantastic degli anni ’50, come paroliere di “West Aspect Story” e “Gypsy”, ma period irritato dai limiti del ruolo. Preferiva di gran lunga scrivere musica.

Con una varietà di collaboratori, tra cui Hal Prince, George Furth, John Weidman, Hugh Wheeler e James Lapine, ha continuato a forgiare un’eredità distintiva sia come compositore che come paroliere. I suoi spettacoli, tra cui “Firm”, “Follies”, “A Little Night time Music”, “Sweeney Todd”, “Merrily We Roll Alongside” e “Into the Woods”, hanno scavato nell’oscurità e nella complessità delle relazioni umane, hanno utilizzato numerous forme di narrazione e hanno ampliato le possibilità del musical di Broadway.

Il sottotitolo di Okrent, “Artwork Is just not Simple”, è un testo tratto da “Sunday within the Park with George” di Sondheim. Il musical del 1984, ispirato al capolavoro divisionista del pittore Georges Seurat del 1886 “Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande Jatte”, esplorava i rigori e le ricompense del processo artistico.

Ci sono alcune sorprese qui. Mentre Sondheim ha parlato dell’uso dell’alcol come lubrificante creativo, Okrent va oltre. Citando Lapine e altri, conclude che Sondheim period un alcolizzato impenitente, nonché un prolifico utilizzatore di marijuana e cocaina. Ha continuato a bere, cube Okrent, anche dopo almeno due attacchi di cuore.

Per anni Sondheim ha frequentato uomini casualmente, senza impegno. Solo più tardi nella vita trovò due amori seri, il cantautore Peter Jones e poi il produttore Jeff Romley, 50 anni più giovane di lui, che sposò. Quell’unione gli ha dato soddisfazione, cube Okrent.

Okrent prende sul serio anche le relazioni “emotivamente intime” di Sondheim con le donne. Tra loro c’erano Mary Rodgers, figlia del compositore Richard Rodgers, che raccontò la sua devozione nel libro di memorie “Shy”; l’attrice Lee Remick, che secondo Okrent Sondheim amava davvero; e la moglie del regista e produttore Hal Prince, Judy, una musa artistica con la quale potrebbe aver parlato quotidianamente. La sua riluttanza (insieme a quella di Romley) a collaborare con i biografi lascia una sfortunata lacuna nella documentazione.

Uno dei miti affrontati da Okrent riguarda la presunta rottura di Sondheim con il marito di Judy, la cui visione aveva contribuito advert alimentare spettacoli come “Firm”, “Follies” e “A Little Night time Music”. Dopo lo spettacolare fallimento, nel 1981, di “Merrily We Roll Alongside”, Sondheim si rivolse a nuovi collaboratori. Ma secondo Okrent l’amicizia è rimasta sostanzialmente intatta. (Un’ultima collaborazione durata anni con Prince, sul musical “Bounce” – in seguito chiamato “Highway Present” – non è mai arrivata a Broadway.)

Okrent ritrae Sondheim come spiritoso e accattivante, ma anche poco curato, remoto, caustico, pronto all’ira – e, soprattutto, pronto a perdonare. Un’eccezione è stata il caso del permaloso Arthur Laurents (librettista di “West Aspect Story” e “Gypsy”), un amico di lunga information e talvolta nemico la cui richiesta di una visita sul letto di morte Sondheim ha respinto. Al contrario, Sondheim period costantemente accessibile e incoraggiante per i compositori e i parolieri più giovani anche quando la sua produzione artistica vacillava.

Una delle sue relazioni più combattute period con sua madre, conosciuta come Cunning. Notoriamente si lamentò della sua nascita in una lettera crudele, che Okrent suggerisce che Sondheim potrebbe aver citato erroneamente. Ma fu grazie alle sue macchinazioni che incontrò Hammerstein, un debito che ripagò sostenendola finanziariamente per gran parte della sua vita.

La brevità della biografia è necessariamente limitante. Anche se Okrent afferma che il recente revival di Broadway, vincitore del Tony Award, di “Merrily We Roll Alongside” ha ottenuto prezzi elevati per i biglietti, non spiega nei dettagli le ragioni del suo successo. (La regista Maria Friedman ha rivisitato lo spettacolo come un gioco di memoria e ha scelto il simpaticissimo Jonathan Groff per il ruolo del compositore corrotto Franklin Shepard, riflettendo mestamente sul suo passato.)

Okrent accenna agli sforzi vacillanti di Sondheim per completare il suo musical finale, con David Ives, “Right here We Are”. Ma non cube nulla sulla sua produzione postuma Off Broadway, nel 2023, che ha avuto un pubblico gremito e recensioni contrastanti – non proprio l’addio che Sondheim avrebbe voluto.

Nell’opera di Sondheim, Okrent ricerca le risonanze autobiografiche che lo stesso Sondheim per lo più disdegnava. Paragona il compositore sia al protagonista emotivamente disimpegnato, Bobby, di “Firm”, che lotta con l’ambivalenza, sia (cosa più sorprendente) al vendicativo barbiere Sweeney Todd, i cui demoni lo hanno spinto a uccidere. Quelli di Sondheim furono invece domati dalla sua arte, suggerisce Okrent, che modellò la sua “vita strutturata, contraddittoria, inquietante e gratificante”.

Klein è un critico culturale e reporter con sede a Filadelfia.

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