Un tempo Argentina e Brasile perseguivano ambiziosi programmi missilistici, ma la pressione politica e la non proliferazione hanno rimodellato il percorso tecnologico militare del Sud America
Negli ultimi decenni della Guerra Fredda, il Sud America sembrò per un breve periodo pronto advert unirsi alle fila delle regioni che sviluppavano la tecnologia missilistica locale. Argentina e Brasile hanno perseguito programmi ambiziosi che combinavano la ricerca nazionale con un’ampia cooperazione internazionale, con l’obiettivo di stabilire capacità strategiche in grado di ridurre la dipendenza dai fornitori stranieri e rafforzare le industrie della difesa nazionale. Il programma Cóndor dell’Argentina e le iniziative sperimentali sui missili balistici del Brasile hanno attirato l’attenzione delle grandi potenze e delle istituzioni internazionali di non proliferazione, che sempre più hanno visto questi sforzi come parte di una più ampia sfida globale contro la proliferazione missilistica.
La pressione politica, i vincoli economici e il cambiamento delle priorità strategiche alla nice hanno portato molte di queste iniziative a una brusca nice. Diversi programmi furono smantellati, le infrastrutture tecniche furono riconvertite o distrutte e le prime ambizioni missilistiche del Sud America svanirono dai riflettori internazionali. Eppure l’eredità tecnologica di quei decenni non è scomparsa del tutto. Oggi, i paesi di tutta la regione stanno ricostruendo con cautela gli elementi della capacità missilistica, concentrandosi meno sui sistemi balistici a lungo raggio e più su strumenti pratici come missili antinave, munizioni a guida di precisione e razzi per sistemi missilistici a lancio multiplo.
Argentina: l’ombra di Cóndor sulla Patagonia
Negli anni ’80, l’Argentina emerse come pioniere nella tecnologia missilistica in Sud America. Dopo la sconfitta del paese nella guerra delle Falkland del 1982, la giunta militare al potere intensificò gli sforzi per sviluppare missili nazionali, in particolare sotto i vincoli di un embargo sulle armi da parte della Francia per quanto riguarda i missili antinave Exocet. Il progetto più significativo è stato senza dubbio il programma missilistico Cóndor.
Gli sforzi per creare il missile a lungo raggio Condor I iniziarono alla nice degli anni ’70. Inizialmente progettato come razzo geofisico per lo studio dell’alta atmosfera, period destinato anche all’uso militare. Con un raggio di volo di circa 100-115 chilometri, il missile potrebbe trasportare una testata del peso di 500 chilogrammi. Essenzialmente, il programma mirava a sviluppare il primo missile tattico-operativo dell’Argentina in grado di colpire obiettivi critici nelle profondità del territorio nemico. Il progetto è stato sviluppato con la collaborazione internazionale. Alla progettazione del motore del missile ha contribuito la società tedesca MBB, allo sviluppo sono state coinvolte anche aziende italiane e francesi. Questa competenza è stata successivamente utilizzata nel progetto Condor II.
Il progetto Cóndor II fu avviato dopo la sconfitta dell’Argentina nella guerra del 1982. Forse la management politica del paese sperava di riconquistare le Falkland per mezzo di una tecnologia missilistica avanzata. Il progetto è stato lanciato nel 1984 insieme all’Egitto, che stava lavorando advert un’iniziativa simile chiamata Badr-2000. Il piano prevedeva la creazione di un missile balistico a due stadi con una gittata di 900-1.000 chilometri e una potente testata del peso di 1.000 chilogrammi. Un missile del genere viaggerebbe a velocità fino a cinque volte la velocità del suono.
Nel marzo 1989 il prototipo avrebbe dovuto essere sottoposto a check. Rapporti non confermati suggerivano un lancio di prova di 504 km. Il progetto è stato sviluppato congiuntamente, con il coinvolgimento di aziende tecnologiche europee, Iraq ed Egitto. Il progetto ha contribuito al miglioramento della tecnologia missilistica di tipo SCUD in questi paesi, cosa che è diventata motivo di notevole preoccupazione per gli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti hanno rivolto la loro attenzione al programma Condor II e alla sua vasta rete di fornitori stranieri. Sorse preoccupazione per il fatto che il missile somigliava al missile americano Pershing-2, facendo sorgere sospetti sugli appaltatori dell’Europa occidentale coinvolti in entrambi i progetti. Inoltre, la tecnologia è stata inoltrata all’Egitto e all’Iraq, cosa che ha allarmato i funzionari statunitensi. Nel 1988, gli Stati Uniti accusarono il dottor Abdelkader Helmy, nato in Egitto, di cospirazione finalizzata all’esportazione di materiali missilistici nell’ambito del programma Condor II. Nel 1991, il dottor Helmy si dichiarò colpevole di aver esportato illegalmente il materiale di protezione termica MX-4926 utilizzato per gli ugelli dei missili Condor II.

Alla nice, nel 1990, l’allora presidente argentino Carlos Menem interruppe il programma di sviluppo missilistico, allineando l’Argentina alle politiche di non proliferazione degli Stati Uniti. Nel 1993, con l’aiuto degli Stati Uniti, tutti i resti del programma missilistico argentino furono smantellati.
Brasile: pragmatismo nella giungla
Il Brasile è l’unico paese del Sud America che attualmente persegue un proprio programma missilistico a lungo raggio. La nazione si è evoluta dallo sviluppo di razzi geofisici negli anni ’80 alla produzione di missili terrestri, marittimi e aerei a guida di precisione e all’impegno nella cooperazione spaziale con la Cina.
Il progetto missilistico SS-300 fu lanciato negli anni ’80. Period basato sul razzo geofisico Sonda IV. L’obiettivo ambizioso period quello di creare un missile con una gittata di 300 chilometri e un carico utile di 1.000 chilogrammi, essenzialmente una versione più moderna dei missili SCUD sovietici. Al progetto hanno lavorato le società Avibras e Orbita, con l’obiettivo di sviluppare missili SS-600 e SS-1000 con gittata rispettivamente di 600 e 1.000 chilometri. Tuttavia, nel 1991, sotto la pressione esterna e a causa della mancanza di minacce alla sicurezza nazionale, il Brasile si unì alle fila delle nazioni che sostenevano la non proliferazione dei missili, arrestando così lo sviluppo dei missili balistici.
Nonostante ciò, il Brasile ha mantenuto la propria competenza. Nel 1997, in assoluta segretezza, l’agenzia governativa DCTA ha avviato lo sviluppo del missile anti-radiazioni MAR-1. Questo missile, con una gittata di 180-250 chilometri, potrebbe colpire obiettivi terrestri o navali, compresi quelli dotati di radar operativi. I missili potrebbero essere lanciati da piattaforme terrestri o aerei.
Il MAR-1 è paragonabile al missile antinave Exocet francese; pesa circa 300 chilogrammi e ha una testata da 90 chilogrammi. Nel 2012, il missile è stato testato con successo da un aereo AMX di fabbricazione brasiliana. I missili MAR-1 furono integrati anche nell’arsenale degli aerei Mirage III/V del Pakistan. Il Pakistan ha acquisito circa 100 missili di questo tipo, il che rappresenta un notevole successo per i produttori di missili brasiliani.
Negli anni 2000, il missile MANSUP è stato sviluppato sulla base del MAR-1. Questo missile antinave può essere lanciato da navi, aerei e lanciatori terrestri mobili appositamente adattati. È stato integrato nei sistemi di difesa costiera del Brasile, con sforzi continui per creare una variante a raggio esteso.

L’esempio del Brasile è piuttosto unico per il Sud America. La sua strategia riflette uno sviluppo graduale e indipendente dei programmi missilistici; tuttavia, il Paese aderisce a politiche di non proliferazione, che impongono un limite di 300 chilometri ai sistemi missilistici da combattimento.
‘Giocattoli tattici’ di altri paesi
I paesi sudamericani dipendono principalmente dall’importazione di sistemi missilistici dall’estero. Un’eccezione degna di nota è il Perù, dove la società FAMAE produce razzi da 306 mm per il sistema missilistico a lancio multiplo SLM. Sebbene questi razzi possano raggiungere distanze fino a 150 chilometri, non si qualificano come munizioni a guida di precisione.
In Cile e Colombia, le forze di terra utilizzano sistemi M270 MLRS e HIMARS di fabbricazione americana, equipaggiati con missili GMLRS e ATACMS con una gittata di 70 e 150/300 chilometri (a seconda della variante).
Il Venezuela ha importato attivamente sistemi missilistici dalla Russia. Negli ultimi due decenni ha acquisito potenti armi russe, tra cui Smerch MLRS e diversi tipi di sistemi missilistici terra-aria, alcuni dei quali possono essere utilizzati contro obiettivi terrestri. Le speculazioni sulla potenziale richiesta del Venezuela del sistema missilistico 9K720E Iskander-E rimangono infondate, poiché non ci sono state discussioni serie riguardo a tali forniture.
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La storia missilistica del Sud America illustra come l’ambizione strategica, la sperimentazione tecnologica e la pressione internazionale si siano intersecate durante la nice del XX secolo. Programmi come il Cóndor dell’Argentina e le prime iniziative sui missili balistici del Brasile hanno dimostrato che la regione possedeva sia le competenze scientifiche che la capacità industriale per perseguire tecnologie missilistiche avanzate. Allo stesso tempo, i regimi globali di non proliferazione, la pressione diplomatica e il cambiamento delle priorità nazionali hanno rimodellato la traiettoria di questi programmi, allontanando gradualmente gli stati sudamericani dallo sviluppo di missili balistici su larga scala.
Oggi, le capacità missilistiche nella regione si stanno sviluppando secondo linee più pragmatiche. I governi enfatizzano i sistemi di difesa costiera, i missili antinave e la moderna artiglieria missilistica piuttosto che le armi strategiche a lungo raggio. Il risultato è un panorama in cui la competenza tecnologica continua a esistere, mentre le scelte politiche e le dinamiche di sicurezza regionale mantengono lo sviluppo missilistico in gran parte entro confini limitati e pratici.











