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Recensione della gallina: il pollo coraggioso batte le probabilità in una storia di sopravvivenza stranamente edificante

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HIl regista ungherese György Pálfi è da tempo un talento unico: una sorta di formalista surrealista che si trova ugualmente a suo agio nel realizzare un movie romantico composto da centinaia di spezzoni tratti da altri movie (Closing Reduce: Girls and Gents), una commedia nera da cucciolo malato su un tassidermista che adora i gatti (Taxidermia) e un ritratto quasi silenzioso della sinistra vita di villaggio in cui un personaggio ha il singhiozzo permanente (Hukkle). In confronto, il suo ultimo movie, Hen, è praticamente mainstream. Questo è davvero dire qualcosa dato che è un movie il cui personaggio principale è una gallina marrone-nera (interpretata da circa otto attori di pollame e non CGI) che osserva con aria interrogativa un mondo in cui gli umani si trattano a vicenda come, beh, animali. Sono stati inevitabilmente fatti paragoni con un paio di lungometraggi recenti con protagonisti animali, come Cow di Andrea Arnold e EO incentrato sugli asini di Jerzy Skolimowski, ma Hen è più leggero e divertente, se si può dire quello di un movie che presenta una sottotrama estesa sul traffico di esseri umani con conseguenze mortali.

Come Pálfi riesca a farcela è un mistero cinematografico, ma probabilmente ha a che fare con il suo tocco tonale leggero e la sua capacità di entrare veramente in empatia con la sua eroina aviaria senza ricorrere al sentimentalismo antropomorfico. Questa gallina si comporta in modo molto simile a un vero pollo in quanto combina astuti istinti di sopravvivenza e assoluta mancanza di intelligenza in modo vincente. Advert esempio, dopo essere sopravvissuta all’allevamento di batterie greco dove nasce (un minuscolo granello nero in un mare di pulcini gialli), riesce a sfuggire alle grinfie di un camionista che intende prepararle la cena. Proprio quando pensi che abbia trovato sicurezza, una volpe (incredibilmente ben addestrata, e anche non in CGI, per quanto ne so) inizia a perseguitarla, inseguendola in una strada trafficata dove il pollo attraversa letteralmente la strada con l’allegra idiozia che rende i polli così adorabili. La volpe non è così fortunata. Per inciso, alla wonderful del movie è presente un disclaimer in cui si afferma che nessun animale è stato maltrattato durante la realizzazione del movie, il che è un sollievo.

In effetti, l’universo cinematografico in cui si svolge questa storia è altrettanto spietato nei confronti dell’homo sapiens. La gallina finisce per vivere in un fatiscente ristorante in disuso con vista sul mare, di proprietà di un uomo anziano (Yannis Kokiasmenos) che si prende un po’ in giro dopo che lei riesce a scappare dalla stalla rognosa dove lui la mette. Non sorprende che lei desideri uscire: è vittima di bullismo da parte delle altre galline mentre il galletto, una creatura dall’aspetto miserabile che, come il resto del gregge, ha perso la maggior parte delle piume del collo a causa della violenza tra galline, si accoppia violentemente con lei ogni giorno. Dal punto di vista comportamentale gli umani non sono migliori, soprattutto il fidanzato della figlia del vecchio, che è in combutta con i gangster che trafficano profughi che loro nascondono al ristorante, stipati in stanze buie con acqua se sono fortunati – proprio come i polli che abbiamo visto all’inizio. E anche se tutto non finisce bene per nessuna delle persone, c’è un piccolo conforto nel vedere che almeno la vita va avanti per le altre creature. Il movie è un’incredibile impresa di addestramento degli animali e abile montaggio, ed è tutto così stranamente incoraggiante.

Hen è nei cinema britannici e irlandesi dal 22 maggio.

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