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Recensione The Electrical Kiss: la commedia spiritica della belle époque fatica a evocare la vera magia

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Tuesto menu di Cannes di quest’anno inizia con qualcosa rimasto dal carrello dei dolci: un dolce appiccicoso, colloso e leggermente piatto, una commedia sull’arte per la quale non tutti hanno la tavolozza o il palato. Una finta spiritualista della pittoresca belle époque francese finge di essere in contatto con l’amante morta di un artista in lutto e bloccato dal punto di vista creativo – ma è stata segretamente istigata dall’astuto agente del pittore, convinto che il contatto estatico del suo cliente con questo amore dall’oltretomba lo spingerà a ricominciare la produzione di dipinti estremamente costosi.

Il movie è diretto e co-scritto da Pierre Salvadori e il risultato è qualcosa di simile a un moderato Woody Allen di metà periodo o a Blithe Spirit di Noël Coward – anche se Allen e Coward avrebbero sicuramente seguito l’ovvia possibilità narrativa che la persona morta sconcertasse i cospirazionisti parlando effettivamente attraverso questo mezzo fasullo. In effetti, questo movie non è diverso da Colours of Time di Cédric Klapisch, presentato a Cannes l’anno scorso, anche se con una commedia e una farsa più tese.

Anaïs Demoustier interpreta Suzanne, una giovane donna in un circo itinerante, appena arrivata a Parigi, che nel suo vestito sbarazzino e scintillante sul palco è la Venere elettrica; mentre le sue mani fluttuano su due globi scoppiettanti tipo generatore di Van de Graaff, bacerà i giovani della folla per 30 centesimi alla volta mentre l’elettricità del vero amore sfriga attraverso le loro labbra. Come annuncia l’imbonitore: “Non è un’thought o una metafora; è pura sensazione!” Mentre Suzanne è nella tenda dello spiritista, appare l’artista Antoine (Pio Marmaï), affranto dal dolore, che chiede di poter incontrare la sua amante defunta, Irène, una donna di cui lui stesso incolpa la morte, dopo averla tradita.

Suzanne bluffa durante una finta seduta spiritica e presto, su cinica istigazione dell’astuto gallerista Armand (Gilles Lellouche), si reca nella sua sontuosa casa, usando subdolamente lenti a contatto per fingere la sua cieca connessione visionaria con l’Aldilà, e sfogliando furtivamente i diari di Irène alla ricerca di dettagli apparentemente plausibili. Ma proprio mentre la creatività di Antoine si riaccende, Suzanne si rende conto (ovviamente) che si sta innamorando di lui.

Lo slancio galoppante di questo movie è piuttosto ostacolato da lunghi flashback che ci mostrano la stessa Irène, interpretata da Vimala Pons; non è una semplice musa leziosa, ma un’amante dell’arte astutamente educata la cui vita emotiva è più inaspettata di quanto pensassimo. Questi flashback sono lì per svelare segreti che controbilanciano l’impostura comica di Armand e Suzanne, ma funzionano in modo leggermente più fluido in periodi più brevi, una volta che il flashback espositivo più lungo e ingombrante è stato eliminato. Ma l’assurdità del movie e lo stile drammatico antico non prendono mai vita.

Il bacio elettrico è stato proiettato al Pageant di Cannes.

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