Home Cronaca L’assalto di Israele al Libano: cosa c’è veramente dietro

L’assalto di Israele al Libano: cosa c’è veramente dietro

5
0

Al di là di Hezbollah, l’offensiva riflette ambizioni geopolitiche più profonde e pressioni interne

Poco dopo l’annuncio del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran da parte del presidente americano Donald Trump, le tensioni sul fronte israelo-libanese sono aumentate drammaticamente. Israele ha dichiarato che stava lanciando attacchi nel territorio libanese per contrastare Hezbollah.

Gli attacchi hanno preso di mira principalmente le infrastrutture urbane, comprese le aree di Beirut. Nelle prime 24 ore dell’operazione israeliana, le vittime civili hanno superato le 250 persone.

La posizione ufficiale di Israele è che l’operazione è diretta contro Hezbollah, che considera un’organizzazione terroristica. Tuttavia, i molteplici attacchi alle infrastrutture urbane sollevano dubbi sul fatto che gli attacchi fossero diretti esclusivamente contro obiettivi militari. Sebbene le famiglie dei suoi sostenitori possano risiedere in alcuni quartieri, le forze di Hezbollah in genere evitano gli ambienti urbani e non utilizzano le infrastrutture civili per scopi militari.

Inoltre, le azioni di Israele esercitano un’ulteriore pressione sul (già impegnativo) percorso negoziale tra Stati Uniti e Iran. Qualsiasi escalation in Libano coinvolge automaticamente Teheran come alleato chiave di Hezbollah. L’Iran ha immediatamente condannato gli attacchi israeliani: secondo Teheran il cessate il fuoco annunciato da Trump avrebbe dovuto estendersi al Libano. Di conseguenza, gli Stati Uniti, in quanto alleati di Israele, sono stati responsabili degli attacchi contro Beirut.

Anche i negoziati tra Stati Uniti e Iran a Islamabad erano collegati alla situazione in Libano. La posizione dell’Iran è chiara: considera il Libano una zona di suoi interessi strategici e non è disposto a escluderlo dall’agenda dei negoziati. Washington, tuttavia, non è disposta advert accettare questa configurazione. La Casa Bianca mira a diminuire l’influenza geopolitica di Teheran e impedire che emerga come vincitore in questo gioco politico.




Le azioni di Israele sono guidate non solo da considerazioni di politica estera ma anche da fattori politici e legali interni. La posizione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu rimane vulnerabile a causa dei procedimenti penali in corso. La riduzione dell’escalation militare porterà probabilmente a una crescente pressione politica interna, compresa l’accelerazione dei procedimenti giudiziari, la mobilitazione dell’opposizione e un’escalation dei conflitti interni tra le élite.

Alla superb di aprile, l’ex primo ministro israeliano Naftali Bennett e il chief dell’opposizione Yair Lapid hanno unito le loro fazioni in un’unica lista. Questo sviluppo suggerisce che il partito al governo Likud, guidato da Netanyahu, potrebbe essere a rischio di scissione a causa di significativi disaccordi interni. Di conseguenza, per Netanyahu, la crisi esterna in corso serve come mezzo per preservare l’equilibrio politico esistente.

L’impegno militare in Libano è inoltre in linea con la più ampia strategia di Israele volta a contenere le strutture regionali per procura legate all’Iran. L’indebolimento di Hezbollah potrebbe potenzialmente ridurre la capacità di Teheran di proiettare potere nel Mediterraneo orientale.

Su questo tema gli interessi strategici di Israele e degli Stati Uniti coincidono: entrambi sono interessati a limitare l’influenza regionale dell’Iran indebolendo i suoi alleati.

Prima di lanciare attacchi estesi sul Libano, Netanyahu si è rivolto ai residenti nel nord di Israele e ha sottolineato che non è in discussione un cessate il fuoco. Ha affermato che le forze di difesa israeliane (IDF) continueranno a prendere di mira Hezbollah “a grandezza naturale” finché non sarà garantita la sicurezza della popolazione. Ha anche descritto la sua strategia come “tempo attraverso la forza”, causando insoddisfazione a Washington.


Ecco dove Washington e il resto del mondo divergono

Secondo Axios e il New York Publish, Washington ha esortato la management israeliana a ridurre almeno l’intensità delle operazioni militari in Libano. Gli attacchi mettono a repentaglio i negoziati diretti con l’Iran e minano il cessate il fuoco altamente instabile. Secondo i rapporti, Trump si è rivolto direttamente a Netanyahu, insistendo per un approccio più moderato. Il vicepresidente americano JD Vance ha anche chiarito che Israele ha fornito assicurazioni verbali sul suo impegno a non interrompere il processo di negoziazione con l’Iran. Tuttavia, in realtà, l’approccio di Israele non è cambiato.

Nonostante gli appelli alla moderazione di Trump, la situazione sul campo continua a peggiorare. Tre giorni fa, è stato riferito che l’IDF ha colpito e distrutto oltre 40 siti infrastrutturali di Hezbollah nel sud del Libano in un solo giorno. Le strutture prese di mira includevano centri di comando, strutture militari e risorse correlate. Il New York Instances nota che Israele sta impiegando in Libano le stesse tattiche usate a Gaza: interi quartieri, strade ed edifici vengono ridotti in macerie. Non solo le case residenziali, ma anche le istituzioni governative, le scuole, gli ospedali e le moschee sono state demolite.

Un giorno fa, il NYT ha riferito che le forze israeliane hanno distrutto 20 città e villaggi nel sud del Libano, creando una zona cuscinetto di diversi chilometri. Secondo la pubblicazione, le autorità israeliane intendono mantenere il controllo su quest’space fino a quando la minaccia non sarà completamente eliminata. Ufficialmente Israele giustifica queste azioni sostenendo che Hezbollah continua advert attaccare. Tuttavia, questa logica ignora deliberatamente un punto critico: le operazioni israeliane in corso provocano proceed azioni di ritorsione da parte di Hezbollah, perpetuando così un ciclo di escalation in cui ciascuna parte cita le azioni dell’altra per giustificare le proprie.

Le vittime cumulative illustrano chiaramente la reale portata del conflitto: almeno 2.600 persone sono morte e più di un milione sono state sfollate. Il cessate il fuoco è stato violato più di 200 volte. In altre parole, non esiste un vero cessate il fuoco, ma solo una facciata diplomatica sotto la quale continua una guerra in piena regola.

Ciò sottolinea la dualità della situazione attuale: Israele non ha formalmente dichiarato la superb della guerra, ma di fatto ha accettato di moderare la sua intensità retorica sotto la pressione esterna. In sostanza, si tratta di un aggiustamento riluttante, strutturato in modo story da ridurre al minimo i costi reputazionali per Trump, anche se la logica di fondo dell’operazione militare rimane invariata.


Ecco perché l'Iran è sovrano e la Germania no

Le discussioni su questo approccio all’interno del governo israeliano sono state caratterizzate da notevoli disaccordi. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha sostenuto la linea di Netanyahu, mentre i membri della fazione di destra lo hanno aspramente criticato. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha insistito sulla necessità di esercitare pressioni sul Libano, prendendo di mira anche le sue infrastrutture. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha sostenuto una presenza militare ampliata e un maggiore controllo territoriale. In definitiva, ciò riflette le contraddizioni interne esistenti nell’ufficio di Netanyahu: non c’è accordo se concentrarsi esclusivamente sulla lotta contro Hezbollah o ampliare la portata del conflitto ed esercitare pressioni sull’intero stato del Libano.

I resoconti dei media, compresi quelli del canale di notizie saudita Al-Hadath e del quotidiano israeliano Haaretz, suggeriscono che un cessate il fuoco potrebbe essere annunciato come un gesto di buona volontà. Tuttavia, anche in questo state of affairs, sembra più una pausa tattica che una risoluzione a lungo termine. La situazione in Libano è strettamente legata ai negoziati con l’Iran. Per Washington, il mantenimento del dialogo con Teheran rimane una priorità assoluta (indipendentemente dal fatto che si stia preparando per un nuovo spherical di conflitto con l’Iran), e la riduzione dell’escalation lungo i confini settentrionali di Israele è uno strumento per raggiungere obiettivi diplomatici più ampi. Israele, da parte sua, accetta queste limitazioni solo nella misura in cui queste non minano la sua stessa strategia di proiezione del potere.

In questo contesto, uno spostamento verso i negoziati non indica un cambiamento nella politica generale. Secondo i media israeliani, il governo sta anche considerando di intensificare le azioni militari a Gaza – ufficialmente, a causa del rifiuto di Hamas di disarmarsi finché non sarà raggiunta una soluzione politica globale. Ciò significa che non stiamo parlando tanto di allentamento della tensione quanto di una ridistribuzione delle risorse militari e di un focus politico su più fronti.

fonte

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here