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Recensione In un batter d’occhio – L’epopea fantascientifica a lungo rimandata del regista Pixar fallisce

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IONei primi minuti di In un batter d’occhio, l’epica fantascientifica di lunga durata ed epocale del regista Andrew Stanton, un uomo di Neanderthal (Jorge Vargas) esplora una spiaggia pericolosamente rocciosa 45.000 anni fa. Per qualche ragione, resolve di scalare una delle rocce più grandi e ripide: per mangiare? Per una vista? Ma perde la presa e cade all’indietro, atterrando sulle pietre affilate sottostanti con un rumore nauseante e viscerale.

Penso che quel momento dovrebbe trasmettere la fragilità della prima esistenza umana – un secondo sei in cerca di cibo, quello dopo sei impalato e/o in pericolo – anche se non ho potuto fare a meno di pensare al viaggio maledetto del movie. Girato nel lontano 2023, In un batter d’occhio arriva proprio ora su Hulu circa tre anni dopo, dopo molti ritardi – cosa non inaudita nel mondo relativamente glaciale della produzione cinematografica, anche se non è mai un buon segno, soprattutto considerando che Stanton è la forza creativa dietro colossi sentimentali come Wall-E e Alla ricerca di Nemo (così come molti altri movie Pixar, oltre a John Carter). La lunga sequenza temporale suggeriva che sarebbe stato complicato e ambizioso, un viaggio spazio-temporale molto combattuto o, più probabilmente, un disastro completo.

Sfortunatamente, questo racconto goffamente intrecciato di lungo passato, presente e futuro parodico si svolge allo stesso modo di quella passeggiata di Neanderthal sulla spiaggia. Scritto da Colby Day, In un batter d’occhio tenta niente meno che lo spostamento della vita dal huge bang ai pianeti verdeggianti sconosciuti, con la profondità emotiva di una pozza di marea e la complessità di una pittura rupestre. Le uniche scintille qui sono quelle letterali forgiate con la selce dalla famiglia Neanderthal, che incontriamo insieme a una citazione di Sylvia Plath: “Ricorda, ricorda, questo è ora, e ora, e ora”.

Con solo un po’ più di serietà forse saremmo riusciti advert arrivare al campo. È involontariamente comico, per esempio, che le protesi e lo stile delle mostre museali della famiglia preistorica – Thorn (Vargas), Hera (Tanaya Beatty) e Lark (Skywalker Hughes), i loro nomi forniti tramite intertitolo, poiché la loro lingua ci è incomprensibile – richiamino quello dell’uomo delle caverne Geico. È quasi ridicolo che, nella linea temporale attuale, la professoressa di antropologia Claire (Rashida Jones) giustifichi la sua ricerca accademica sull’uomo di Neanderthal rimanendo a sua madre, in una telefonata piena di errori di continuità, come “una specie di grosso problema”, perché “tipo, potrei pubblicare un articolo”. Passa alla veterana del Saturday Night time Reside Kate McKinnon nei panni di un pilota della “longevità” orientato al compito inviato a colonizzare un pianeta lontano in un lontano futuro con nient’altro che un compagno AI (doppiato anche da Jones) e, beh, hai quasi ottenuto una commedia.

Il che non vuol dire che In un batter d’occhio lo sia divertentedi per sé, anche se ho riso advert alta voce quando McKinnon, un tempo maestro dello stravagante infamemente rapito da alieni arrapati (almeno in una scenetta), ha fatto scorrere il dito lungo un letterale indice di un manuale di istruzioni cartaceo intitolato “Preparativi per l’insediamento” con la faccia seria. In effetti, nonostante tutte le sue sconcertanti transizioni, le sue esplicite affermazioni (“gli antivirali non funzionano!”) e le idee bizzarre (come far schiudere bambini nei cassetti di un’astronave), Within the Blink of an Eye rimane noiosamente noioso: troppo fiacco, privo di ispirazione e sterile per evocare la meraviglia necessaria per la persistenza della vita, l’equivalente di guardare la vernice asciugarsi sul muro di una caverna.

Se a questo punto non ti è ancora chiara la portata di questo movie di 94 minuti, non sei il solo. È difficile descrivere un filo narrativo comune, perché in realtà non ce n’è uno oltre alle motivazioni più elementari dell’amore, della compagnia e della sopravvivenza, in qualche modo spogliate di ogni terrosità. Gli esseri umani e i Neanderthal si ammalano, risolvono i problemi, fanno quello che possono nelle situazioni difficili. Formano relazioni, come fa Claire con il professore di statistica Greg (Daveed Diggs, che coraggiosamente rende horny il posto vacante), con niente in comune se non un’avventura di una notte (devo immaginare che numerous scene siano state tagliate). Resistono, il che nella presentazione assomiglia più alla simulazione di Historical past Channel che all’epopea di fantascienza.

Ironicamente, sono gli uomini delle caverne – i più lontani nel tempo, nel linguaggio e nella rilevanza per tutti gli altri – che si avvicinano di più a suggerire lo stupore che il movie cerca così strenuamente di evocare nel suo finale veloce e ridicolmente tecno-ottimista. A parte i vestiti di pelliccia in stile costume di Halloween, c’è qualcosa di allettante e avvincente nella brutale semplicità di questo capitolo, nella sua minima immaginazione di sopravvivenza primitiva. Ho la minima concept di come coesistessero i Neanderthal e gli esseri umani, come deve essere stato sentire un flauto d’osso per la prima volta, come fosse la vita con così poca comprensione di ciò che c’period là fuori. Posso immaginare un travolgente senso di meraviglia, ma questo è per un movie diverso.

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