Sulla costa della Croazia, un naufragio di epoca romana ha fornito agli archeologi informazioni straordinarie su come venivano costruite e mantenute le navi antiche per poter sopportare un lungo viaggio in mare. Il relitto in questione, denominato Ilovik–Paržine 1, risale a circa 2.200 anni fa, fornendo così agli archeologi una risorsa estremamente preziosa per studiare la strategia romana di costruzione navale ai fini del commercio marittimo.La maggior parte delle ricerche precedenti si è concentrata su come creare una nave robusta in legno; la maggior parte dell’attenzione di quest’ultimo ha trascurato l’uso di materiali non legnosi e di vari rivestimenti utilizzati per proteggere le navi di legno dall’acqua di mare, dalla decomposizione e dalla vita marina.
Come la pece e la cera d’api aiutarono a proteggere le antiche navi romane in mare
I costruttori navali di quei tempi antichi utilizzavano prodotti naturali che potevano proteggere le loro navi dalle difficili condizioni del mare. Uno dei componenti principali utilizzati a questo scopo period la pece, un prodotto viscoso ottenuto facendo bollire la resina di conifere.Secondo la scoperta intitolata “Rivestimenti adesivi in archeologia navale: indagini molecolari e palinologiche sui materiali del relitto romano repubblicano Ilovik–Paržine 1 (Croazia)”, pubblicato su Frontiers, il rivestimento della nave period costituito principalmente da pece ottenuta dalla resina di pino, talvolta mescolata con cera d’api per una migliore elasticità e lavorabilità.
Antico sistema di riparazione navale rivelato attraverso più strati di rivestimento
La barca è stata riparata più volte nel corso del suo ciclo di vita.Gli scienziati hanno scoperto da quattro a cinque strati di vernice su various sezioni della barca, il che suggerisce che sia stata revisionata in various occasioni, forse in luoghi diversi.Si può concludere che le barche romane venivano sottoposte a regolare manutenzione nell’ambito di un processo sistematico di riparazione per farle durare più a lungo.
L’analisi dei pollini rivela rotte commerciali romane e luoghi di riparazione
Una delle scoperte più importanti riguardava il polline intrappolato nella sostanza utilizzata per il rivestimento. Essendo appiccicosa, la pece ha contribuito a preservare questi minuscoli pezzetti di polline che facevano parte dell’ambiente che la circondava. Sulla base dell’analisi di questo polline è stato possibile decifrare diversi paesaggi, come il paesaggio forestale mediterraneo e quello costiero.Ciò rivela che la nave potrebbe essere stata riparata in various località intorno al Mare Adriatico.
Perché il Naufragio romano sopravvisse per oltre due millenni
La conservazione del relitto dipese anche dalla natura dell’space sottomarina circostante. Quando la nave affondò, rimase parzialmente sepolta sotto i sedimenti, limitando la quantità di ossigeno con cui poteva entrare in contatto.Ciò ha ridotto la velocità con cui i batteri agivano sui materiali organici, contribuendo così a preservare la nave. La nave rimase in buone condizioni anche dopo circa 2.000 anni.
Ciò che questo relitto romano rivela sull’antica tecnologia marittima
Questa scoperta dimostra che dietro la costruzione delle navi romane c’period qualcos’altro oltre alla costruzione di barche di legno. C’period la presenza di alcuni materiali impermeabilizzanti, la conoscenza delle formule chimiche e le riparazioni che dovevano essere eseguite regolarmente.La miscela di pece e cera d’api, insieme a molteplici rivestimenti, indica la base di conoscenze che ha consentito la durabilità delle navi.Il relitto ci fornisce indizi sul funzionamento dell’antico sistema marittimo, dimostrando che le navi durevoli venivano costruite attraverso una progettazione efficace e frequenti riparazioni.











