TLa cantante Charli xcx è, per sua stessa ammissione, una maniaca del lavoro: non appena ha pubblicato Brat, l’album pop e l’estetica più dominanti del 2024, ha iniziato a lavorare al suo seguito, uscito solo quattro mesi dopo. Per quanto la sua immagine possa essere spensierata e incentrata sulle feste, la pop star nata Charlotte Aitchison è un’acuta studiosa della cultura pop; conosce la richiesta del pubblico di una costante reinvenzione delle pop star. La fase successiva della carriera, a quanto pare, è la recitazione, con non meno prodigiosità della musica; il 33enne ha sette movie in cantiere come attore non protagonista o protagonista.
Charli non è né la protagonista né la conduttrice di Erupcja (Eruption), diretto da Pete Ohs, ma sarà inevitabilmente la ragione per cui la maggior parte degli anglofoni ne sentirà parlare. Girato in poche settimane a Varsavia, in Polonia, nell’agosto del 2024, nella calura dell’property di Brat, Erupcja sembra, sulla carta, un passo sensato per una pop star che fa la sua prima incursione nel cinema. Ohs è un regista non convenzionale e indipendente, che si è dilettato in diversi generi – horror soprannaturale, fantascienza – e movie in ordine cronologico, scrivendo in modo collaborativo mentre procede. Charli ha trascorso gran parte del decennio facendo da ponte tra l’underground e il mainstream della musica pop. Leggero, contenuto, relativamente poco impegnativo per i suoi attori e il suo pubblico, è una prova sicura.
In effetti, con i suoi modesti 71 minuti, Erupcja ha la sensazione di una demo: abbozzata in modo approssimativo, un po’ rozza, potenziale prova di concetto per ciò che verrà. Con i suoi caratteristici capelli crespi e il buffo accento inglese, Charli difficilmente scompare in Bethany, una londinese in visita con il suo devoto fidanzato Rob (Will Madden), e che è molto nella Bratosfera: bella, un po’ stronza, in gran parte inespressiva dietro gli occhiali da sole, concentrata sulle feste. I curiosi dovranno aspettare: Charli rivela poco nel interpretarla, sia estendendo la sua personalità pop sia, nei momenti più impegnativi, operando con la precisione eccessiva di uno studente diligente. Ohs la filma spesso da dietro, all’ombra della tromba delle scale, fuori fuoco, distogliendo o distogliendo l’attenzione prevista, a seconda del punto di vista.
Per un movie intitolato Eruption – così chiamato perché si suppone che un vulcano erutta ogni volta che Bethany e la sua amica adolescente Nel (Lena Góra, senza dubbio la migliore del solid), si riconnettono; questa volta è l’Etna: curiosamente c’è poca espressione da trovare. L’agonia e l’estasi nella passata amicizia di Nel e Bethany non sono implicite negli attori, che si fanno strada attraverso il dialogo notevolmente seppur realisticamente pesante dal punto di vista logistico, ma nella narrazione fornita da una voce maschile adulta onnisciente. I suoi dettagli irriverenti cadono, come molti testi di canzoni, nell’space oscura tra il profondamente semplice e semplicemente semplice, veramente buono e che suona bene. (“A volte ascolta musica”, cube di Nel nel suo posto preferito in cui sedersi da sola in città. “A volte no.”) Rob vuole fare la proposta a Bethany, che lo tratta freddamente. Tutta Erupcja, infatti, scorre fredda: gelidi silenzi, emozioni trattenute, sguardi carichi. Perfino Varsavia, con i suoi squarci luminosi di graffiti sul cemento squallido, sembra fredda, anche se Ohs la incornicia magnificamente. (Zofia Chlebowska è stata consulente culturale e traduttrice polacca.)
Sfortunatamente, lo stesso vale per l’amicizia centrale, che presumibilmente provoca una reciproca vena autodistruttiva. (Il produttore Jeremy O’Harris appare anche nel ruolo di Claude, un artista espatriato stereotipicamente insopportabile il cui ambiente di festa in casa funge da macchina per la fuga di Bethany.) Un montaggio ronzante e staccato di Bethany e Nel in un membership di Varsavia evoca i brividi sfocati di una serata fuori con un vecchio amico, ma lascia la prova del loro legame carico in frammenti allettanti. Spesso ci viene raccontato come parlano – di actuality present, di poesia, di se stessi – ma ci viene negato il piacere di vederlo.
Rimaniamo, quindi, con gli schizzi dei personaggi: uno solitario e recessivo, l’altro selvaggiamente egocentrico. La disinvoltura inizialmente seducente del progetto di Ohs svanisce rapidamente in una superficialità leggermente fastidiosa: molti sguardi immeritati e poco convincenti, conversazioni docili, immagini che dovrebbero essere evocative ma che non evocano. Si vorrebbe che Ohs o i suoi attori, inclusa Charli, attingessero un po’ di più a una corrente sotterranea suggerita di emozioni intense e ribollenti, in particolare per due amici con un legame presumibilmente infiammabile. Ma forse sarà per la prossima volta; questa period solo pratica.











