Sistema politico a rischio paralisi

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C’è un gioco più pesante delle scaramucce tra Cicchitto e Fini. Un gioco che mette a rischio non solo i successi del governo o la sua tenuta, ma che finisce paradossalmente per paralizzare l’intero sistema politico e rendere anche il ricorso anticipato alle urne una strada accidentata e incapace di dare un assetto chiaro e definitivo al Paese. Per provare ad interpretarlo, o almeno ad annusarlo, occorre tenere presente una serie di elementi emersi negli ultimi giorni. Giovedì scorso, uscendo dalla Camera, Beppe Fioroni si confidava con un amico al telefono dicendo: «E mo’ che faccio? Mica posso uscire adesso dal Pd. Che vado a fare nell’Udc?».

 

Per la serie, l’opposizione non gode di ottima salute se uno dei suoi esponenti più rilevanti non solo è incerto se restare nel Pd, ma ancor più è incerto su quale nuovo progetto politico sposare. Se Atene piange, Sparta non ride. Venerdì mattina il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, Libero, ha scritto che il ministro Bondi sarebbe stato coinvolto in un’inchiesta su movimenti bancari transitati per una filiale di Unicredit in Lussemburgo. La tribù dei complottisti che non manca mai, a sinistra come a destra, ha però fatto circolare la notizia che Belpietro sia stato visto entrare il giorno precedente proprio nella sede del Popolo della Libertà di via dell’Umiltà. C’è di che divertirsi, insomma. Tanto più se si assiste al duetto velenoso andato in scena la settimana scorsa tra De Benedetti e D’Alema, con quest’ultimo liquidato dal proprietario di Repubblica come «caso umano». Sono lontani i tempi del sodalizio anticraxiano prima e antiberlusconiano dopo? Ad accreditare la tesi del gioco pesante è, tra gli altri, il parlamentare Pdl Giorgio Stracquadanio che però non vede una «nuova tangentopoli». «È vero – spiega – che le cronache giudiziarie ricordano quelle degli anni Novanta, ma non si tratta né di casi isolati né, probabilmente, di un lento assedio a Berlusconi.

 

Per me è ancora più grave». Vediamo i casi. Cade Scajola. Il ministro che aveva nelle mani il dossier sul nucleare e al quale qualcuno rimproverava un atteggiamento non ecumenico. Il ministro che si era scontrato un po’ a muso duro con il vero uomo forte di Fiat, Sergio Marchionne, sulla questione degli incentivi. Poi l’avviso di garanzia a Verdini. «Sembra un messaggio. È come se qualcuno dovesse pagare la colpa di avere deciso che l’eolico in Sardegna non si fa e che non si realizza quanto promesso da Cappellacci e Berlusconi in campagna elettorale. E sa a chi aveva affidato Soru, l’ex presidente sardo, tutto l’eolico? A Sorgenia, gruppo De Benedetti, che usa tecnologia di Edf. Insomma, quando ci sono interessi reali, il gioco si fa pesante e in Italia oggi l’arma più forte è usare la giustizia. Dall’uso politico siamo passati all’uso politico economico della giustizia».

Capitolo Attività produttive. Va occupato il posto lasciato libero da Scajola. Berlusconi è stato abile. Ha avanzato la mossa Marcegaglia e ha calmato Confindustria. I sindacati non rumoreggeranno perché impegnati – in particolare la Cgil – in rese dei conti interne. Ma il premier, per accontentare i benpensanti e guadagnare tempo, ha evitato di smentire l’ipotesi Mario Monti, che appare su un binario morto. In questo modo ha recuperato giorni preziosi per sé, per Tremonti e per la manovra che Tremonti si appresta a varare senza l’ingombro delle pretese o delle resistenze di un ministro “di spesa” come quello di via Veneto. Con chi sostituire Scajola? In campo ci sono ancora i nomi di Paolo Romani e Mario Valducci. Ma la poltrona di ministro fa gola a molti. E il tentativo di Berlusconi di portare l’Udc nel governo offrendole un dicastero così importante, insieme ad alcune caselle da sottosegretario, è fallita. Casini è sempre più convinto che, attesa per attesa, sia più che mai ora di vedere quanti morti e feriti queste inchieste lasceranno sul campo della maggioranza. Il Pdl d’altra parte non brilla nelle performance amministrative cui gli uomini di via dei Due Macelli guardano da sempre con attenzione: perde a Bolzano e, dopo pochi giorni, cade anche la giunta Pdl-Udc alla provincia di Caserta. Pessimi segnali.
Ma ad impensierire, visto l’esito paralizzante che produce su governo e maggioranza, è il fronte delle inchieste. Un bene informato come Fedele Confalonieri, chiamato a dire la sua su “un’entità esterna” che lavorerebbe contro il governo così come evocata da Berlusconi, ha detto: «Ci hanno sempre provato. Fa parte del gioco. I magistrati, anche se non tutti, e la stampa di sinistra, hanno sempre considerato Berlusconi un intruso. Non dico sia un complotto; è una coincidenza di strategie. Ovunque l’opposizione tenta di far cadere i governi; la differenza è che in Italia l’opposizione non la fanno i partiti di sinistra, che sono messi malissimo, ma una parte dell’establishment».

 

Confalonieri, letto in controluce, chiarisce altri nodi importanti e invia messaggi in codice alla famiglia del premier, dopo che sembra andare a risolversi positivamente la pratica di divorzio tra il capo del governo e Veronica Lario: «Nel gruppo c’è spazio per chi merita. Berlusconi è un uomo fortunato, anche con i figli: Pier Silvio è un imprenditore che crede nel prodotto, lo trova, lo crea (vedi la pay tv digitale); Marina è molto brava con la holding e in Mondadori, ha spiccato senso dei conti, ha fiuto per gli investimenti. Gli altri sono giovani. Barbara ha 25 anni, si sta laureando. Luigi, di cui dicono molto bene, ne ha 21. Sono già sparpagliati nei vari consigli. Veronica è stata una buona madre, ha insegnato ai figli principi sani. Se sono intelligenti, si accorderanno». C’è spazio anche per la figlia meno sotto i riflettori, Eleonora: «Per quel che ne so, sta facendo un giro di orizzonte nel gruppo. È molto preparata, ha girato, è stata in America. Parla molto bene l’inglese, come i suoi fratelli». Tensione anche nel gruppo Mediaset?


Infine la riforma della Giustizia, settore caldo per definizione nel nostro Paese. All’ultimo momento il ministro della Giustizia Alfano ha ripreso l’idea di far rinviare di un anno il voto per il rinnovo del Consiglio superiore della Magistratura, previsto per il 4 e 5 luglio prossimi, e lavorare così ad un nuovo sistema anti-correnti, con l’idea di far saltare l’asse Md-Unicost che regge la maggioranza a palazzo dei Marescialli e che ha dato non poche gatte da pelare all’esecutivo in questi anni. L’idea più probabile è che a largo Arenula puntino all’introduzione del panachage, un meccanismo che consente di votare candidati di liste diverse. L’iniziativa di Alfano ha avuto l’effetto di spaccare la corrente centrista di Unicost e sta agitando tutte le altre correnti.



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