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Angeli perduti nel paese degli orchi

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Altro che Belpaese. L’Italia per tanti minori, soprattutto bambine, è il Paese degli orchi. Qui il numero dei matrimoni con “spose bambine” si mantiene consistente, il numero delle infibulazioni elevatissimo, quello delle violenze sessuali compiuto ai danni di minorenni ben al di sopra della media europea.
Spose bambine
I matrimoni che hanno coinvolto spose al di sotto dei diciotto anni sono stati nell’ultima rilevazione Istat 156, con una triste concentrazione in Campania. Ma anche Lombardia, Lazio, Veneto contano un numero vergognoso di unioni “improprie”. Sui dati non tutti sono d’accordo. L’International center for research on women, un centro di ricerca americano con sede a Washington, quantifica in almeno 60 milioni le spose bambine, duemila delle quali in Italia. Invece per l’Unfpa, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, la stima sarebbe leggermente inferiore: circa 50 milioni nel mondo, e meno di mille nel nostro Paese. Al Centro di documentazione sui minori di Firenze, una emanazione del ministero del Welfare, dove la portavoce Lucia Nencioni precisa: «La stampa a volte generalizza senza capire il contesto, anche se il numero, 156, è di per sé molto grave». Il contesto è quello di realtà di emarginazione estrema. Esiste una norma ben precisa che regolamenta il matrimonio dei minori, l’articolo 84 del codice civile. Prevede pene durissime ma in alcuni casi rimane disatteso. A Brescia pochi giorni fa una romena di 13 anni va in ospedale per accompagnare un uomo. E’ davanti ad un incredulo agente di polizia che le domanda le generalità che la piccola declina, in discreto italiano, quelle di moglie regolarmente coniugata. Come è possibile? In Romania si può fare: un atto notarile privato, anche pro tempore, lega bambine al di sotto dei 14 anni a protettori maggiorenni, che pagano dai sei ai diecimila euro alle famiglie di provenienza. L’atto notarile, valido in Romania e quindi nei Paesi Ue, decreta lo status coniugale. Nel caso di Brescia, la ragazzina è stata affidata immediatamente ad una comunità protetta, mentre il 21enne che la aveva sposata è stato arrestato, con sua grande sorpresa, per violenza sessuale e riduzione in schiavitù, con riferimento anche alla convenzione di Ginevra e alla violenza psicologica su una bambina costretta a crescere troppo in fretta. Nel 2008, sempre a Brescia, era stato scoperto un altro caso simile: un kosovaro di 21 anni aveva sposato una 12enne, dalla quale aveva avuto una figlia. Anche per lui erano scattate le manette. In molti casi si tratta di Sinti, di Rom, di etnie nomadi che vivono secondo regole ferme a secoli fa, difficilmente conciliabili con quelle del Codice civile. I matrimoni tra gitani spesso non vengono registrati, e si ritiene che il numero di 156 possa essere troppo asciutto, rispetto alla realtà. La stessa Opera Nomadi ammette di non possedere cifre attendibili sull’età del primo rapporto sessuale nei campi: la statistica fatica a registrare la sessualità in contesti molto più usuali, figuriamoci nelle comunità chiuse. Si sa che in media le giovani rom partoriscono però il primo figlio prima di compiere diciannove anni.
Baby prostitute
L’Italia è d’altronde una delle mète favorite dei mercanti del sesso. Il business della baby-prostituzione comporta nei suoi traffici umani cifre da capogiro. Oltre tre milioni di euro l’anno, secondo una stima di Eurispes, è il volume d’affari della prostituzione minorile. «Centinaia di adolescenti dalla Moldavia, con la promessa di un futuro in Occidente, si sono ritrovate prigioniere dei nuovi trafficanti di schiave», recita la ricerca di Eurispes. Dopo giorni di viaggio hanno scoperto di essere state vendute alle solite bande albanesi, per essere trasformate in prostitute sulle strade e nei night-club italiani. Un commercio che coinvolge minorenni della Moldavia, Romania, Serbia, Montenegro e Albania e che ha costretto il Viminale a dotarsi di mediatori culturali capaci non solo di parlare con le baby-prostitute ma di inserirle in progetti di reinserimento, dopo un periodo in case-famiglia. Da questi paesi, in particolare dalla Romania, la polizia avrebbe individuato mediatori che organizzavano vere e proprie compravendite di esseri umani. Diecimila euro il costo di una quindicenne a Bucarest; mille finiscono nelle tasche della famiglia, il resto al “passista” che ne organizza l’arrivo in Italia, in cambio della assicurazione ai parenti di “presa a carico” della malcapitata.
L’infibulazione
L’infibulazione delle bambine, tortura odiosa ma dura a scomparire, viene inferta a migliaia di giovani in Italia, soprattutto nelle etnie africane. Sono 67.988 le donne in Italia provenienti da paesi con tradizione escissoria, e si stima che siano circa 6.000 le bambine tra i 4 e i 12 che rischiano in Italia di essere infibulate. La pratica, una vera e propria tortura, non ha a che fare con una religione in particolare ma con le tradizioni dell’Africa sub-sahariana. Consiste in un operazione chirurgica in cui viene tolto un parte dell’organo sessuale; può consistere nell’asportazione delle “grandi e piccole labbra” vaginali e il clitoride e poi cucire il resto lasciando un piccolissimo foro. Al momento della “cerimonia” le ragazzine più grandi non devono gridare: sarebbe una prova negativa, farebbero vergognare i loro genitori.”Se piangi non sei degna di tuo padre”, viene detto loro. Sette giorni per rimarginare la ferita, altrimenti si va in ospedale. Se si sopravvive dopo essere state tagliate con un coltellino senza nessuna anestesia ci si può considerare fortunate a non avere infezioni. Frequenti sono anche setticemia, shock emorragico e ritenzione delle urine. La procedura prevede la clitoridectomia (rimozione del clitoride), l’escissione (rimozione delle piccole labbra), e il taglio della grandi labbra per creare due superfici lisce che vengono poi cucite per coprire la vagina. Viene lasciato solo un piccolo foro per l’urina e il flusso mestruale. Altre forme di mutilazione sono la sunna che consiste nella rimozione del cappuccio del clitoride e la tahara (“purificazione”, in arabo), con la quale vengono rimossi il clitoride e le labbra adiacenti. «Se fosse stata imposta la “castrazione agli uomini” la questione si sarebbe già risolta», ha commentato Margherita Boniver, parlamentare italiana del Pdl e inviato speciale per le emergenze umanitarie e le situazioni di vulnerabilità. «Dobbiamo dire che al di là di ogni relativismo culturale ci sono pratiche che in Italia vanno rifiutate con molta forza». Le bambine di ogni etnia ringraziano.
 



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Ultimo aggiornamento Venerdì 12 Marzo 2010 14:28  

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