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Il nucleare entra nella "fase 2"

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00003206.jpgSicurezza degli approvvigionamenti energetici, riduzione dei costi con una minore dipendenza dalle importazioni e prezzi allineati a quelli europei, e abbattimento delle emissioni di gas inquinanti: sono questi gli obiettivi che il Governo vuole raggiungere con il ritorno al nucleare. La spinta verso la “fase 2” del piano l’ha data il Consiglio dei Ministri appena dieci giorni fa, il 10 febbraio, con il via libera al decreto legislativo che disciplina la localizzazione, la realizzazione e l'esercizio delle centrali, degli impianti di fabbricazione del combustibile, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché le misure compensative e le campagne informative al pubblico. Si tratta del primo, vero, passo lungo la strada del nucleare che porterà all’apertura dei cantieri nel 2013 e alla produzione di energia nel 2020.
Quasi una risposta alle sollecitazioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, la maggiore organizzazione mondiale sul tema, che nel rapporto Energy Policies of IEA Countries - Italy 2009 Review, sebbene rendesse merito all’Italia dei progressi compiuti negli ultimi sei anni, incalzava il Governo affinché si arrivasse in tempi brevi a un documento che delineasse chiaramente gli obiettivi e le strategie energetiche future. Con lo stesso direttore dell’ Agenzia, Nobuo Tanaka, che ha dichiarato il suo sostegno per il possibile ritorno dell'Italia al nucleare. Una corsa, quella all’energia atomica, ripresa non soltanto dall’Italia, ma dal mondo intero: conscio che il problema dei prossimi decenni si chiama energia, ogni paese intende dipendere il meno possibile dagli altri. Si tratta di un mercato che, secondo l'Ocse, entro il 2050 aumenterà del 375% con l’arrivo dei cosiddetti nuovi paesi nucleari come Indonesia, Vietnam, Malesia, la Thailandia e i paesi del Medio Oriente (la Francia soddisfa già col nucleare il 76% del suo fabbisogno energetico , i paesi dell’Est il 50%, gli Usa il 20%).
L'iter autorizzativo previsto dal decreto sarà ripartito in quattro fasi. La prima prevede la definizione di una mappa con le aree da escludere per l'individuazione dei siti (perché sismiche o situate vicino ad aree industriali o altro) e la definizione delle linee guida del piano nucleare italiano, in cui verranno delineati gli obiettivi strategici del governo in materia di nucleare (dal contributo alla sicurezza degli approvvigionamenti, alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, ai benefici industriali ecc...). La seconda fase è quella della "Valutazione Ambientale Strategica" che servirà a scegliere le aree adatte ad ospitare i siti che saranno sottoposti appunto all'Agenzia per la sicurezza nucleare. Autorità di controllo con potere decisionale, l’Agenzia rappresenta uno dei tasselli fondamentale affinché il piano si concretizzi ulteriormente (solo quando sarà nata si verrà a conoscenza della mappa dei luoghi adatti): gli operatori certificati come "nucleari" da parte dell'Agenzia potranno proporre i siti per la realizzazione degli impianti e presentare i progetti per le relative autorizzazioni. Ed è in questa fase che subentrerà il negoziato con la conferenza unificata Stato-Regioni, Province e anche, per la prima volta, con i Comuni (regioni, enti locali e popolazioni saranno coinvolte, attraverso consultazioni, sulle procedure autorizzative, sulla realizzazione, sull’esercizio e sulla disattivazione degli impianti nucleari, così come sulle misure di protezione sanitaria dei lavoratori e della popolazione e la salvaguardia dell’ambiente). L'ultima fase è quella operativa, il cui processo si basa sull’Autorizzazione Unica per la realizzazione e l’esercizio di ogni singolo impianto, su cui verrà richiesta la Via, la Valutazione di Impatto Ambientale e l'ok della Conferenza dei Servizi.
Soprattutto, con il decreto, sono stati riconosciuti i benefici economici (totalmente a carico dei soggetti coinvolti nella costruzione e nell’esercizio degli impianti) per le popolazioni, le imprese e gli enti locali dei territori interessati dalla realizzazione di impianti nucleari. Le compensazioni rimangono confinate nel raggio di 20 chilometri dai reattori e 10 dagli impianti di produzione e trattamento del combustibile radioattivo. Con uno schema economico che conferma quanto previsto (10% alle Province, 55% ai Comuni dell’impianto e 35% a quelli limitrofi) e aggiunge che i benefici dovranno andare per il 40% alle amministrazione e per il 60% direttamente ai cittadini e alle imprese, anche con riduzioni delle imposte sui rifiuti e di quelle sui redditi. Benefici che partono già dalla costruzione dell’impianto, misurati annualmente sulla base di 3000 euro per Megawatt fino a 1600 Mw di potenza installata, maggiorati del 20% per l’eventuale potenza supplementare. Tradotto: ogni reattore Epr da 1600 Mw produce 4,8 milioni di euro annui di compensazioni, che solo per il periodo di costruzione di un reattore (5 anni), raggiungono i 24 milioni. Successivamente, con il via operativo al reattore scatta un beneficio di 0,4 euro a Megawattora immesso in rete.
Per quanto riguarda lo smantellamento degli impianti e del deposito, i costi relativi allo smantellamento degli impianti a termine esercizio sono a carico degli stessi operatori che hanno realizzati le stesse installazione per il tramite di un apposito fondo. Lo smantellamento è affidato a Sogin, società gestione impianti nucleari, attiva appunto nel decommissioning degli impianti nucleari e nella gestione dei rifiuti radioattivi. Il decreto, inoltre, prevede la creazione di un deposito nazionale realizzato in un più ampio parco tecnologico che conterrà anche un centro di ricerca sul trattamento delle scorie nucleari.
Intanto, le elezioni regionali sono alle porte e, si sa, in tempi di raccolta di consenso conviene poco dire sì al nucleare. Così, anche tra molti amministratori di centrodestra (Formigoni per la Lombardia e Galan per il Veneto) hanno deciso di seguire la linea del “sì ma non da me” , mentre l’opposizione, compatta, dice “no” a priori al nucleare. Da una parte il Pd, che fa la voce grossa perfino per bocca di esponenti del partito che nella loro storia non si sono distinti in quanto a posizioni antinucleariste, dall’altra Rifondazione Comunista che, come noto, non s’è mai tirata indietro quando si è trattato di criticare la politica energetica di questo Governo per finire con l’Idv che ha rilanciato un referendum contro il ritorno all’atomo. Posizioni nette, che resteranno tali anche dopo il 29 marzo?
 



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