Il lavoro è caduto nella rete
Venerdì 05 Febbraio 2010 11:44
Fabiana Pellegrino
Antonino è un pittore che ha scommesso su internet. Un operaio del colore che ha deciso di usare la rete come vetrina per il suo laboratorio d’arte. Prima lavorava come decoratore ad Augusta, vicino Siracusa, oggi dipinge online davanti a due webcam per tutta la giornata. “Ho investito la mia vita su internet”, racconta e, giura, senza la rete non sarebbe quello che è. Ha iniziato quando il web viaggiava ancora a passo di lumaca, ma la voglia di mostrare la sua arte lo ha convinto nel 1997 ad aprire un sito dove pubblicare le fotografie dei suoi quadri. Due anni più tardi la prima opera venduta e l’illuminazione: allora la webcam si aggiornava ogni due minuti, oggi Antonino dipinge in diretta dal suo studio. Di pittori come lui non ce ne sono neanche una decina al mondo, per questo il suo sito www.arteindiretta.com è un successo. Ogni mese circa diecimila persone visitano virtualmente il suo laboratorio e i collezionisti sono diventati quasi un migliaio. “Ho un catalogo online su E-Bay ma spesso mi commissionano un quadro già dalle prime pennellate. Ho inventato la maniera per vivere della mia arte”. Farlo non è sempre facile: per continuare ad esistere online bisogna pagare Google per apparire ai piani alti degli annunci, E-Bay su quello che si riesce a vendere e una percentuale per ogni pagamento fatto con Paypal. Ma la tela è il suo mestiere e Antonino ha solo scoperto come galleggiare nel mare di Internet. Chi, invece, ha cambiato vita è Gian Piero, alias “il Cerizza”. A Monza e dintorni lo conoscono tutti perché lui è il marito che ogni casalinga vorrebbe. “Ero in crisi con il lavoro – ricorda – e stavo sistemando la casa di un mio amico, è stato lui a mettere in giro la voce”. Dal passaparola ai volantini, poi la scommessa definitiva: Gian Piero chiude la carrozzeria e apre il sito www.ilmaritoinaffitto.it. Non si tratta solo di piccole riparazioni, il “marito in affitto” vuole essere uno di famiglia. Gian Piero, assieme ai suoi tre soci, si occupa di tutto, può capitare perfino di dover accompagnare un’anziana signora in Corsica al posto di una figlia indaffarata che però del marito in affitto si fida ciecamente. Ci sono anche le pensionate che vogliono un po’ di compagnia e i vip che lasciano le chiavi di casa per trovare tutto in ordine al loro rientro. Oggi gli affiliati sono venti, “tanta gente – assicura Gian Piero – che ha capito che se ti comporti bene è davvero una bella opportunità”. Un marchio registrato anche in Germania e Francia e un marito che da due anni non ha ancora il tempo per riparare un gradino di casa sua, “ma mia moglie è felice per me, ho ricominciato a 56 anni”.
Per qualcuno che inventa di nuovo la propria vita, c’è qualcun altro che sperimenta da subito, o quasi. Un giornalista, un neo-ingegnere e uno chef, in altre parole, tre pony express su due ruote. Roberto, Luca e Andrea hanno trasferito a Milano un’idea che all’estero vince già da tempo: i primi “Urban bike messenger” si sono visti a San Francisco alla fine degli anni ’70. In Italia mancavano e ci hanno pensato loro. Www.urbanbm.it è il sito nato quasi per gioco che in poco più di un anno ha creato una vera rete di corrieri a pedali, oggi sono quasi cinquecento i ragazzi che per arrotondare lavorano così. “Eravamo appassionati di bici e senza lavoro, praticamente una formula vincente”. Trasportano buste, documenti, dvd, ma anche chiavi di casa, farmaci, cibo o vestiti e sfrecciano, più veloci dei motorini, per le strade di Milano intasate dal traffico. Tra gli adepti Legambiente e l’Università Bicocca, studi legali e Bwin, qualcuno perché abbraccia la “filosofia verde”, altri perché hanno capito che in bicicletta si arriva dappertutto e spesso, prima degli altri. Precari, disoccupati, licenziati, o semplicemente appassionati: di storie così il web ne racconta moltissime, basta nuotare un po’. Ci sono anche due amiche che al secondo figlio hanno cambiato vita e lavoro. Da una casa editrice milanese, Chiara, e dal Sole 24 Ore, Simona, ai matrimoni. Un passo fatto nel 2004 quando della professione di “wedding planner”, letteralmente “organizzatrice di matrimoni”, in Italia ancora non se ne parlava. L’anno dopo arriva il sito www.chicchidarancio.it e i corsi online per formare nuove aspiranti wedding planner. Ad aprile del 2009 Chiara e Simona hanno messo su una vera e propria piattaforma e-learning per insegnare, a pagamento, le regole di un buon matrimonio.
Sul web non c’è solo chi lavora, ma anche chi un mestiere lo cerca, o magari, lo offre. La crisi può togliere forze e speranze oppure spingere a inventare nuove maniere per accaparrarsi un posto che spesso non si trova. Curriculum, gomitate e raccomandazioni non bastano più, oggi servono idee non solo per lavorare ma anche per farsi notare. Si moltiplicano i siti di recruiting, da Monster a Jobrapido, fino ai portali dei quotidiani online, ma neanche quelli spesso sono sufficienti. E allora chi cerca di lavoro che deve fare? Usare Facebook per esempio, perché “chi trova un amico a volte trova un lavoro”. Il sistema della “raccomandazione” si è trasferito in rete e lì funziona. Su Linkedin, social network americano creato ad hoc per favorire la professione, un’azienda può controllare il portafoglio di contatti di ogni utente e i gruppi di discussione a cui partecipa. Se sui normali siti di “reclutamento”, dove è possibile pubblicare il curriculum e contattare le aziende per un annuncio, manca la parte privata di chi cerca o offre lavoro, su un social network questo non succede. Per Vincenzo Cosenza, responsabile della sede romana di Digital Pr, società che aiuta le aziende a fare marketing online, in Italia si fa ancora fatica a capire questo nuovo linguaggio. I responsabili del personale magari usano Facebook per controllare un candidato, ma un annuncio di lavoro postato sul “libro delle facce” rischia di scomparire. Eppure l’accordo c’è: Facebook e Careerbuilder si sono stretti la mano per catturare eventuali candidati presenti online con un profilo in linea con l’azienda. Dunque, attenzione a curare la propria immagine virtuale con la stessa premura con cui si indosserebbe un tailleur per andare a un colloquio di lavoro: Internet è una vetrina che non chiude mai. A maggio scorso Ben Southall è diventato il guardiano, nonché unico abitante, di Queensland, nell’Isola di Hamilton. Per 110 mila dollari doveva sorvegliare, fare foto e aggiornare il blog dell’isola. A lui il tempo di sognare, agli altri quello di sopravvivere e la prima regola è imparare a “nuotare”.
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Disappunto
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