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Spie in gonnella: irresistibili e letali

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spie.jpgChi le ha incontrate, per sua sfortuna, se le ricorda come donne belle ed eleganti, ma anche pronte a tutto pur di portare a termine la loro spietata missione. Prima di sparire nel nulla, individuano la preda, la avvicinano, la studiano, guadagnano la sua fiducia e gli rubano i suoi segreti. Sono donne che fanno perdere la testa in un attimo. Qualcuno le ha definite attrici, ma anche vampiri senza scrupoli o, più semplicemente, «spie». Chi non se n’è fatto ancora una ragione, invece, ha detto di essere stato drogato, ipnotizzato e derubato da una di loro e poi di non averla più vista. Si chiama business intelligence e loro sono le giovani leve dei servizi segreti russi e cinesi. È la nuova frontiera dello spionaggio industriale su larga scala, una minaccia che incombe sugli interessi nazionali che comincia a preoccupare anche i Servizi di casa nostra. Ma difendere marchi e know how italiano sta diventando anche l’Eldorado delle risk agency: le agenzie private che offrono pacchetti di protezione e analisi del rischio per proteggere le aziende maggiormente esposte.
Delle spie in gonnella venute dal freddo se ne sa qualcosa in più. Hanno invaso il vecchio continente, come le cinesi, dopo mesi di addestramento intensivo nelle scuole di specializzazione delle tre agenzie di intelligence nate dalle ceneri del Kgb: l’Svr (Servizio di intelligence estero), l'Fsb (Servizio di sicurezza federale) e il Gru (Direzione centrale dell’intelligence militare). Conoscono le lingue, sono laureate e vengono da un duro programma di addestramento che le ha messe, anima e corpo, al servizio del proprio Paese. Stesso discorso per le cinesi (e vietnamite), ma le informazioni su di loro sono poche e confuse, compreso il nome delle agenzie per cui lavorano (Guoanbu e Gonganbu). In comune, oltre ad essere donne irresistibili, hanno grandi capacità di analisi, sanno quali tasti toccare e quali strategie mettere in campo quando hanno di fronte un uomo e devono raggiungere, a tutti i costi, l’obiettivo. Ma come vengono impiegate? Ecco un esempio: prendiamo un ingegnere italiano, altamente specializzato, che lavora nel ramo dell’elettronica avanzata, meglio se nell’ambito di qualche programma militare o farmaceutico. Il nostro uomo conosce i segreti di un progetto o le caratteristiche di una speciale tecnologia ancora in fase di sviluppo, perciò segreta e quindi appetibile sul mercato. Esce dalla sua azienda e magari porta con sé, dentro una 24 ore, documenti dell’ufficio, oppure, più semplicemente, il notebook o la chiavetta usb dove ha salvato le slides del suo lavoro. Poi, una sera, va a bere una birra con un amico oppure, meglio ancora, frequenta abitualmente una palestra, una piscina o un locale notturno, non necessariamente un night club. Chi ha bisogno di conoscere i suoi segreti - immaginiamo una potenza straniera - come si dice in gergo da tempo lo “attenziona”, ma lui questo non lo sa. Lo pedina, lo filma, studia la sua vita, le sue abitudini e se necessario ascolta le sue telefonate, forza la sua casella di posta elettronica o il suo BlackBerry. Terminata questa fase, di raccolta delle informazioni e di analisi, le 007 scelgono la strategia migliore per avvicinare l’uomo e per raggiungere l’obiettivo: rubare informazioni, carpire segreti o sottrarre l’intero progetto.
Un bel giorno il nostro ingegnere, con uno stratagemma, viene avvicinato da una donna bellissima e l’approccio, è scontato dirlo, è immediato. Biglietto da visita di una multinazionale (ovviamente di copertura), oppure della stessa ambasciata (da addetto commerciale), autovettura in rent, alloggio in un residence e disponibilità di denaro. Un caffè, una birra, una cena. L’agente segreto è dentro la vita della sua preda, lui c’è cascato e non ha più scampo. A questo punto è questione di tempo. Intanto, se c’è da piazzare una microspia in casa o nell’ufficio del nostro professionista, ci pensano loro, le donne pronte a tutto, così come se c’è da “sniffare”dei file dal notebook, password o altri dati sensibili. Fanno tutto loro, magari di notte, magari mentre l’ingegnere dorme. Poi, terminato il lavoro, il nostro professionista viene mollato. La donna scompare. Al cellulare non risponde più, la multinazionale non esiste, all’ambasciata non la conoscono, il nome e il cognome indicato sul biglietto da visita corrisponde a una Olga Matrijoska o una Yang Yiling qualunque e la sua auto è stata riconsegnata al noleggiatore che non sa nulla di lei. La missione è terminata. Hanno ottenuto quello che cercavano e, come un’ombra, le agenti in gonnella scompaiono nel nulla e così anche i segreti dell’ingegnere. Una tecnica che viene da lontano e gli israeliani del Mossad, in questa specialità, pare siano i più bravi. Anche i servizi segreti dei paesi dell'Est, ai tempi dell'Unione Sovietica, erano soliti “incastrare” ingegneri o manager europei in visita nelle loro aziende utilizzando delle donne. Si ritrovavano fotografati e venivano ricattati. In Italia tutto ciò è già accaduto, sono storie che si sentono in giro, specialmente nelle comunità scientifiche o nelle grandi aziende. Le security aziendali conoscono il problema e cercano di tutelare in ogni modo, spesso anche violando la legge, i propri interessi. Le agenzie specializzate offrono servizi per difendersi dallo spionaggio industriale e i professionisti sono stati avvisati che sulla piazza c’è anche questo rischio.
Anche i nostri Servizi di intelligente, a cui è demandata l’attività di controspionaggio e di difesa degli interessi nazionali, non sottovalutano la “minaccia rosa”. L’ultima pagina della relazione al Parlamento del Dipartimento informazioni per la sicurezza è dedicata proprio allo spionaggio e leggendola, già dalle prime righe, si capisce che i nostri apparati di sicurezza prendono il fenomeno molto seriamente: «L’attività informativa contro le ingerenze di natura spionistica - scrive il Dis nella sua ultima relazione - si è dovuta misurare con strategie di penetrazione particolarmente aggressive, specie in direzione dei settori economico, della difesa e scientifico-tecnologico». Dopo la riforma dei Servizi c’è stato, inoltre, un passaggio di consegne dall’Aise all’Aisi che oggi si occupa dell’attività di controspionaggio nel territorio nazionale. In pratica è l’Agenzia informazione e sicurezza interna (l’ex Sisde) a tenere sotto controllo il personale straniero accreditato presso le ambasciate, o comunque presente in Italia, e quello in contatto con i nostri Servizi o con società ed enti che sono sospettati di essere utilizzati come coperture di organismi informativi potenzialmente ostili.
 



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